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LA PAURA DI ANDARE A CASA E VAFFANCULO IL LAVORO!!!!

Oggi ragazzi sono in vena di promozioni e quindi vi beccate questo post “due al prezzo di uno!!!”.
Ho appena finito la mia seduta bisettimanale con Francesca la psicologa, è veramente bravissima e mi aiuta un sacco. L’argomento di oggi è stato “la paura di andare a casa”. Si, sembra strano ma non sono completamente sereno all’idea che alla fine di settimana prossima andrò a casa per qualche giorno. Aspettate a tirare conclusioni, lasciatemi spiegare. Il 23 dicembre, quando è iniziata tutta questa avventura, sono entrato in ospedale convito che avrei fatto una visita medica di qualche minuto e che mi sarebbero poi stati prescritti degli esami di approfondimento. Ero sicuro che quella notte avrei comunque dormito nel mio letto. Non avevo la più pallida idea che invece sarei stato buttato in questa piscina senza saper nuotare. Quindi non ho avuto tempo di vivere la fase pre-ricovero, quella in cui bisogna prepararsi ad abbandonare la propria quotidianità a fronte dei nuovi ritmi dell’ospedale e nel mio caso al taglio completo con il mondo esterno. E sono sicurissimo che per me questo approccio al ricovero è stato una fortuna. Invece adesso sto per andare a casa sapendo che comunque è solo una pausa a questa vita, con la paura che sarò più concentrato su quanti giorni mancheranno al rientro che sul godermi il fatto di essere a casa. Il mio modo di approcciare la vita è sempre stato “prima il dovere e poi il piacere”. Vi faccio un esempio: quando vado a correre, nonostante tutti i metodi di allenamento dicano che bisogna fare delle pause regolari per far recuperare il nostro corpo, io corro per tutto il tragitto che mi ero prefissato senza sosta e tutto di un fiato, e molte volte arrivato alla meta a pezzi e quasi da stare male. Ma non riesco proprio a fermarmi, a riposare e a ripartire. E un mio forte limite, ma è cosi. Voglio arrivare fino in fondo e poi poter dire: “ok, è fatta, adesso godiamoci la vita”.
Razionalmente: VOGLIO ANDARE A CASA DAI MIEI FIGLI E DA MIA MOGLIE. Ma una piccola parte di me dice: ma no, tieni duro, chiedi di stare dentro e di anticipare i tempi del secondo ciclo in modo che quando andrai a casa sarà perchè è tutto ok!!! Fortunatamente non ho scelta, mi manderanno a casa.
Altro aspetto è che qui sono comunque sempre sotto controllo, qualsiasi piccola cosa viene gestita in tempo reale. C’è qualcuno che pensa alla mia salute per me. Basta un click sul pulsante rosso e sono subito tutti da me. Quando invece sarò a casa, sarò io a dover pensare alla mia salute, al cercare di capire se un sintomo è preoccupante e quindi devo allarmarmi oppure no. Non sarò rilassato.
Ultima cosa ma forse la più importante è che tutti i medici mi dicono che dovrò comunque stare il più lontano possibile dai bambini per non rischiare di prendermi qualche bestiolina da loro. Addirittura mi hanno consigliato di mandare Mr X da qualche altra parte. Ma allora cosa vado a casa a fare? Tipo gocci d’acqua all’assetato nel deserto! “Vada a casa ma non faccia quello per cui è andato a casa”, cioè godersi la sua famiglia. Ok, è chiaro che me ne fregherò e che cercherò di stare il più tempo possibile con Mr X e Kiki ma adesso che mi hanno messo la pulce nell’orecchio quanto riuscirò a essere sereno con loro? Quanto di me sarà concentrato nel trasmettergli amore e quanto invece sulla paura di prendermi qualche cosa?
OK DICHIARO CHIUSA QUESTA PRIMA PARTE DEL POST CON LA CONCLUSIONE CHE SONO TUTTE PIPPE MENTALI E CHE QUELLA SETTIMANA SARA’ LA PIU’ BELLA CHE AVRO’ VISSUTO FINO AD ALLORA PERCHE’ AVRO’ UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA DELLE COSE IMPORTANTI DELLA VITA!

Passiamo alla seconda parte del Post: quella del “vaffanculo il lavoro”. Ebbene si, dichiaro ufficialmente che oggi voglio mandare a quel paese il lavoro. Spiego: ovviamente il 2010, come tutti gli anni precedenti, sarà un anno di grande evoluzione per Lurisia. Abbiamo infatti deciso di lanciare una nuova linea di bottiglie. Sembra una cosa semplice, ma implica il coinvolgimento di tutta l’azienda a partire dalla produzione, passando dall’amministrazione per arrivare al commerciale. Una cosa che coinvolge a 360° tutti e tutto. Ovviamente chi è il coordinatore di tutto? Io.
Fino a poco prima del mio ricovero era tutto sotto controllo, avevo ben pianificato le cose da fare con i relativi tempi. Un bel lavoretto. Un bel percorso tracciato da seguire passo dopo passo per essere sicuro di non perdere niente e di poter gestire con tranquillità gli imprevisti. Adesso è passato un mese e io non sono stato dietro alla cosa. Di imprevisti ce ne sono stati molti e tutto il mio bel schemino è da buttare. Sono arrivato al punto che per non far saltare tutto devo riprendere in mano la cosa e devo farlo molto velocemente. Il problema è che non ne ho voglia. Non ho voglia soprattutto di ripartire da capo con la fase analitica, quella di programmazione. Quella in cui devo mettere su un solo foglio mentale tutto le variabili e le varie combinazioni. Forse non ne sono più capace, è un mese che i miei schemi mentale sono un po’ diversi da quelli che usavo al lavoro. Adesso il livello di concentrazione che riesco a raggiungere è molto più basso. Pensate anche al fatto che ho comunque un livello molto basso di globuli rossi e quindi non ho tantissimo ossigeno che mi gira per il corpo. Endorfine da attività fisica niente. Le motivazioni che mi dovrebbero spingere sono: lo devo fare perchè è mia responsabilità (senso di colpa nel non farlo), qui ho un sacco di tempo (senso di inadeguatezza perchè mi mancano comunque un sacco di variabili/informazioni) e se non lo faccio si blocca tutto (senso di eccessiva responsabilità nei confronti di cose che non posso governare). Il risultato di questa auto analisi è MA CHE IL LAVORO VADA A QUEL PAESE, cavoli se non ho questa volta una buona scusa per non lavorare!
PS comunque oggi pomeriggio cercherò di fare questo cavolo di punto della situazione… e se non ci riesco chi se ne frega!
PPS alla fine questo pomeriggio mi hanno fatto una trasfusione di piastrine con connessa “pera” di antistaminici e quindi la mia mente era più annebbiata, dell’annebbiato del solito. Conclusione: rimandiamo tutto a domani.

2 commenti su “LA PAURA DI ANDARE A CASA E VAFFANCULO IL LAVORO!!!!

  1. Visto il credito che mi hai dato….eccomi!
    Ho letto con attenzione il tuo post e credo che la seconda parte sia la risposta migliore che potevi dare alla prima parte.
    Tornare a casa…fare incetta di tutti quei germini piccoli e bastardissimi che ti si insidiano nel cuore, che ti riempiono i polmoni, che ti si attaccano alla cornea e ti rimangono impressi nel naso (lo sapevi che la memoria olfattiva è la più persisitente? Il ricordo di alcuni odori ce li portiamo da una vita all'altra). Se questi sono i batteri di cui dovresti aver paura, allora mettiti nudo e fatti contagiare immediatamente! Gli altri, quelli più tradizionali, lasciali al rischio. Vedi le cose per quello che sono: i tuoi figli sono due bambini sanissimi, robusti. Una, addirittura, è ancora nella fase temporale di resitenza dovuta all'allattamento. L'altro (il mio Cai Cai Giangi Camiao) tienilo a casa dall'asilo. Tienilo con te.
    Rileggi con molta attenzione la seconda parte di quello che hai scritto…ti sei dato la risposta da solo. SENSI DI COLPA. Per cosa, scusa? Al max dovrebbero essere le bottiglie di Lurisia a sentirsi in colpa, non tu. E sarebbe assurdo anche questo. Perchè non c'è dipendenza tra voi: loro c'erano, ci sono e ci saranno a prescindere da te. Tu c'eri, ci sei e ci sarai a prescindere dal piano industriale. Pensa se il papà avesse raddrizzato banane invece che imbottigliato acqua! Oggi, passeresti tra gli scaffali di un supermercato, butteresti un occhio alle acque e, magari, compreresti la Sant'Antonio perchè costa meno.
    Le cose prioritarie per te, oggi, sono quelle che respirano. Quelle che ti guardano e ti sentono. Quelle a cui manchi veramente. Una volta mi hai detto: ” tutti sono utili e nessuno è indispensabile”. Tu sai quando ed in quale contesto e sai quanto male mi ha fatto ma, oggi, che sono a eoni di distanza da quel momento – almeno io – ti dico che è vero. Tu sei un grandissimo nel tuo lavoro, soprattutto per il senso del dovere che hai. Sei molto più grande di chi ti ha preceduto perchè hai dovuto fare i conti anche con quello. Sei un grande in tutte le cose che fai.
    E chi ti sta vicino, anche sul lavoro, lo sa.
    Ergo…confina il tuo senso del dovere come manager nel più recondito dei cassetti e tira fuori, invece, il senso del dovere verso te stesso.
    TVB, Sil

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  2. io commento la tua prima parte del post …. da corridore professionista ormai ..

    come puoi pensare di arrivare alla fine … correndo in apnea per tutta la lunga gara … e non rifiatandoti e reintegrandoti ogni tanto … solo un pazzo senza cuore .. non e' il tuo caso ..e alle pippe ..sai cosa facciamo noi ..ma qui non posso dirlo .. un abbraccio
    paolo

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