18mq

NON CHIAMATEMI PIU’ BRAVO RAGAZZO

Questa mattina ho fatto le mie prime tre ore di chemio e adesso alle 22.43 inizio la seconda terapia della giornata. Altre tre ore. Sinceramente non mi cambia molto perchè sono idratato 24 ore su 24 e quindi il famoso filo è comunque sempre attaccato. L’unica differenza è che adesso i fili sono 2. Bene, si terranno compagni fra di loro, perchè la mia intenzione è di dormire. Non preoccupatevi, tutto è regolato da una piccola pompa appesa al bastone di Mosè che gestisce i flussi e nel caso di malfunzionamenti inizia a suonare tipo sirena dei pompieri. Questa pompa è molto utile ma ha il vizio che ogni tanto va in allarme, ovviamente è tarata in modo di suonare anche se non serve piuttosto di non suonare quando serve. Il classico messaggio è “Aria nel sistema”. Qualche bollicina del cavolo che blocca tutto. Allora arriva l’infermierina di turno, schiaccia, io credo a caso, due o tre bottoni e tutto torna a funzionare. Salvo il fatto che l’allarme riparte dopo pochi minuti, e cosi fino a quando il tutto si risolve miracolosamente. Speriamo che questa scena non si ripeta soprattutto perchè è di turno Ivan, molto bravo anche lui, ma meno piacevole alla vista. Qualcuno si starà dicendo: “ok, per questa spiegazione tecnica ma cosa centra con il titolo del post?”. La risposta è “niente”, è stata solo un intro di cronaca.
Il primo mese passato qui è stato un momento di pausa, i quattro giorni passati a casa sono stati invece un momento di grande lavoro di riflessione ed evoluzione. Ho capito tante piccole cose della mia vita passata e presente. Ho capito alcuni meccanismi del mio carattere e dei miei comportamenti. Ovviamente non è stato un percorso che ho fatto da solo, c’era qualcuno ad aiutarmi. Un professionista. La cosa più importate che ho capito su me stesso è che il 23 dicembre ho smesso di essere un ragazzo e sono diventato un uomo. Il 23 dicembre la vita mi ha chiamato all’appello e mi ha detto che ero giunto ad una nuova fase. Il 23 dicembre la vita mi ha detto “adesso ci sei tu e la tua malattia da combattere e tutto il resto avrà valore solo se la sconfiggerai”. Se fino ad allora avevo sempre avuto la possibilità che qualcuno mi aiutasse facendo le cose al mio posto, che fossero lavorative o no, da quel momento non era più cosi. Solo io posso portare a termine questa lotta, posso essere aiutato dai medici e da tutti voi ma la battaglia la devo combattere e vincere io. E la differenza fra un uomo e un ragazzo è proprio questa, il ragazzo può sempre tirarsi indietro e lasciare che qualcuno più grande e forte di lui combatta al suo posto. L’uomo non può esimersi dal combattere. Non è una questione di età, ci sono uomini di 12 anni e ragazzi di 50. E’ una questione di responsabilità. Ho lavorato molto sull’interiorizzare questo concetto, non è stato facile. Uno crede che sia il precorso della vita a guidarti fra le varie fasi. Prima bambino, poi ragazzo e in fine uomo. Si crede che non siamo noi a decidere quando passare da una fase all’altra ma che avviene e basta. Ma in alcuni casi invece il passaggio avviene per una presa di coscienza, così come è avvenuto per me. Prima pensavo che il considerarmi ancora un ragazzo fosse un valore aggiunto, un modo per “rimanere giovane”. Proprio qualche giorno fa una cara amica mi ha mandato un messaggio con scritto “Ciao bell’uomo, come va?”, e io le ho risposto “uomo a chi? Io sono ancora un ragazzo”, credendo che fosse la cosa giusta da dire. Adesso ho capito che la mia battaglia può essere vinta solo da un uomo e io voglio, devo vincere questa battaglia. Il ragazzo sarà sempre parte di me, del mio passato e del mio spirito. Ma adesso per vincere devo esser un UOMO. Il bravo ragazzo non c’è più.

4 commenti su “NON CHIAMATEMI PIU’ BRAVO RAGAZZO

  1. …beh, questo è il tuo punto di vista ma da qui, da fuori, mio carissimo bravissimo e giovanissimo fratello, la tua posizione la si vedeva diversamente. Pensa che, nonostante io sia moooolto più vecchia di te, ho sempre pensato che tu – tra noi – fossi l'adulto. Da qui, vedevo un ragazzo che aveva fatto delle scelte precise, a volte, scomode. Passami il ragazzo della frase precedente perchè sono alcuni giorni che ho preso coscienza di quanti anni compio quest'anno e sto attraversando una vera e propria crisi quindi, se ti ci metti anche tu a dire che non sei più giovane…
    A parte questo mio divagare, credimi, se c'è uno su cui ho sempre fatto conto come “grande e maturo”, su cui ho sempre pensato di poter fare affidamento, che ho sempre creduto all'altezza di tutte le situazioni, che mi ha tolto dai guai, che mi ha fatto da padre molto più spesso di quello vero, sei stato tu (dammi pure il numero di telefono del professionista che ti sta seguendo che credo di averne bisogno anch'io). All'inizio ti sentirai davvero solo, come se all'improvviso ti fossi svegliato in Matrix. Da dove sei ora, riesci a vedere con una lucidità inconsueta tutte le dinamiche dei rapporti che ti stanno intorno e le cause che le muovono. Manipolati e manipolatori, vittime e carnefici, problem solving e problem causing e via dicendo….
    La fase più dura è questa in cui sarai costretto a prenderne atto senza giudicare e, soprattutto, ad aiutare gli altri a prendere atto della tua crescita sapendo in partenza che il sottrarti al loro controllo modificherà (in peggio) i loro tentativi di mantenerti nello stato adolescenziale. Perchè è più comodo per tutti e, a volte, ti verrà voglia di tornare indietro. Ti sembrerà che il mondo ti prenda in giro, screditi ogni piccolo passo che muoverai verso la tua “adultità”, critichi ogni tua scelta senza darti alternative. Ti alzerai ogni mattina con lo spirito di chi si muove per la guerra ed ogni piccolo risultato lo dovrai strappare sul campo di battaglia ma quello che proverai non avrà prezzo. Ogni giorno imparerai che puoi farcela da solo ed avrai altri metri di misura per guardare il mondo. E quando ti sembrerà di non farcela più, chiediti: “quando i miei figli guarderanno a me per imparare a crescere cosa vorrei che vedano?”. “Quando i miei figli guarderanno a me per imparare ad amare come vorrei che amino?” “Quando i miei figli guarderanno a me per imparare ad affrontare il bello ed il brutto dell'essere vivi, cosa vorrei che vivano?”.
    Sicuramente in questo, la coinquilina che ti sei inconsapevolmente scelto, ti sarà di grandissimo aiuto: non ti lascia tempo per rimandare e neppure spazio per rimuginare ma lunghi silenzi di crescita.
    Ti voglio bene, mio dolcissimo ragazzo!
    Silvia

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  2. Ciao Ale
    apprendere la brutta notizia è stato davvero difficile. Da lontano si cerca sempre di rimuovere, di illudersi che le notizie che non vorremmo sentire non siano vere.Ma purtroppo…..
    Nonostante tutto la forza che sai esprimere in questi tuoi scritti ci danno la certezza del risultato finale. Sarà battaglia vera, non lo escludo, ma sembri ben attrezato per vincerla !!
    Le prove più severe sono spesso riservate ai più forti: tu sei uno di loro. Stai certo che tutti noi ti saremo spiritualmente vicini nella tua battaglia, che, ne sono certo, sarà presto una vittoria: la tua vittoria.
    Un amico Rotariano

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  3. …non riesco a capire se è il raffreddore o il fatto che prima di venire nei tuoi 18 mq mi leggo il report in inglese di Yara ma, sta di fatto, che dopo averti scritto questa mattina ho passato tutto il tempo a domandarmi: ma i congiuntivi che ho usato nelle ultime frasi sono corretti???
    Così sono tornata in studio apposta a rileggermi lo scritto e credo proprio di aver sbagliato.
    Riformulo:
    “quando i miei figli guarderanno me per imparare a crescere, cosa vorrei che vedessero?”
    “quando i miei figli guarderanno me per imparare ad amare, come vorrie che amassero?”
    “quando i miei figli guarderanno me per imparare il bello ed il brutto dell'essere vivi, come vorrei che vivessero?”
    So che è un problema del C*** ma così mi sento meglio.
    Un bacio, Sil

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  4. Te l’ho già scritto in una mail e, leggendo questi post, ormai ne sono certo: dovrò ringraziarti per le cose che tu stai dando a noi.

    La tua crescita come uomo, giorno dopo giorno, mitiga il dispiacere che ho provato il 24 dicembre.
    E mi convince sempre di più che qualunque cosa accada, per brutta che sia, l’atteggiamento virile sia quello che ti fa intraprendere un’azione che permette di andare oltre una prospettiva bloccata (quale quella di un ragazzo che presuppone e aspetta un aiuto dall’esterno) a favore di nuove possibilità di sentire ed agire. Mi sembra che tu sia su questa strada.

    Sulla scia di un precedente post sulla metafora del nuoto, uno sport a me molto caro, ti segnalo un link da leggere (http://www.migliaccio.it/2007/09/il-nuotatore-una-specie-diversa/ ) ….laddove si dimostra che Alessandro è stato un nuotatore

    Massimo

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