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UNA STORIA PER A. E ALTRE DIVAGAZIONI

Oggi vi racconto una storia. E’ la storia di un giovane di nome IlBravoRagazzo. L’autunno del ’90 per IlBravoRagazzo fu un periodo molto particolare della sua semplice vita. Una vera e proprio rivoluzione. Fino ad allora IlBravoRagazzo aveva una vita ben segnata, la scuola alla mattina e lo studio, poco, e gli amici al pomeriggio. Niente grilli per la testa. A settembre di quell’anno IlBravoRagazzo aveva iniziato a frequentare l’università e in casa erano iniziate dei lavori di ristrutturazione e lui era stato costretto a trasferirsi a dormire e a studiare in un’altra parte delle casa. Senza che se ne rendesse conto forse alcuni dei suoi punti di riferimento e di equilibrio non c’erano più. IlBravoRagazzo era un entusiasta e quindi viveva con estremo ottimismo qualsiasi cambiamento e sembrava molto felice anche di questi ultimi.
Però un tardo pomeriggio di Novembre mentre si trovava in cucina iniziò a sentire un leggere fastidio alla testa, un pulsare nella parte posteriore. I primi minuti non ci fece caso ma il pulsare si fece sempre più forte e insistente. IlBravoRagazzo iniziò a prestare attenzione alla cosa, andò in salotto e si sdraiò sul divano. Passavano i minuti e tutto il mondo intorno a lui poco a poco spariva. Rimaneva solo il dolore alla testa. Tutto de IlBravoRagazzo era concentrato su quel dolore. Ad un certo punto penetrò nei suoi pensieri l’idea: “E’ sicuramente un ictus e sto morendo”. Il suo corpo iniziò a tremare e niente riusciva a tenerlo fermo. Un tremore forte e continuo e tutto intorno il niente. Solo il pensiero “sto morendo”. Ogni cellula del suo corpo era un fremito di panico. Voleva alzarsi, correre da sua madre per dirle che stava morendo ma non riusciva a muoversi. Era solo, paralizzato dalla paura ed era sicuro che stava morendo. Passarono una decina di minuti ma per lui fu l’eternità. Quando oramai non aveva più energie il tremore iniziò a diminuire e lui riuscì ad andare a sdraiarsi sul suo letto e li si addormentò. La mattina seguente si svegliò scosso per quello che era successo ma il mal di testa non c’era più e lui era ancora vivo quindi ricominciò una delle sue solite giornate. Raccontò la cosa a sua madre che però gli disse di non preoccuparsi che non era successo niente e che lui era uno che si faceva troppo suggestionare. Passò qualche settimana senza che succedesse niente di particolare. La solita vita: l’università, i lavori in casa, il sabato sera con gli amici. Tutto normale fino a quando una mattina, verso le 6 si svegliò e sentì che il cuore gli sta battendo in modo irregolare. Aveva un ritmo strano e batteva molto più forte e veloce del normale. Sperò che fosse solo una cosa passeggera e cercò di riaddormentarsi. Ma non ci riuscì, si sentiva il cuore in gola. Era sdraiato sul letto, non si muoveva ma il suo polso dava 120 battiti al minuto. Cosa gli stava succedendo? La sensazione era la stessa dell’altra volta. Panico. Si alzò e andò in bagno per fare pipi, tremava tutto e gli sembrava che il cuore gli stesse per scoppiare nel petto. Era solo, tutti dormivano, avrebbe voluto svegliare sua madre ma sapeva già che cosa gli avrebbe detto: “non ti preoccupare non è niente, ti stai solo facendo suggestionare”. Ma lui stava male, il cuore gli stava veramente galoppando nel petto, non era un’invenzione. Continuava e continuava a misurarsi le pulsazioni e solo e sempre sopra i 120 e a volte il cuore cambiava ritmo, saltando qualche battito. Tornò a letto e cercò di calmarsi ma ecco che arrivò il pensiero: “stai morendo e non ci puoi fare niente”. Iniziò a tremare forte e non ebbe più il controllo sul suo corpo e sulla sua mente. Solo panico. Era solo tutto il mondo non esiste più, c’era solo lui con il suo male. Poi si addormentò sfinito. Dopo qualche ora si risvegliò, il cuore batteva regolare ma dentro di lui qualche cosa era cambiata. Gli si era insidiato il panico della morte. I giorni seguenti, le settimane seguenti il suo umore peggiorò. Non voleva più andare all’università, uscire con gli amici. Fare qualsiasi cosa che lo facesse uscire di casa. Aveva paura di rivivere il panico della morte. Era cosciente che in quei due episodi lui non stava morendo veramente ma quello che aveva provato gli si era attaccato dentro e lui non voleva più riviverlo. Aveva paura di riprovare quel senso di perdita di controllo e di totale annullamento del mondo. Poco a poco si rinchiuse in se stesso perchè nessuno capiva veramente la sua paura. Nelle settimane successive ebbe ancora un paio di episodi, uno la sera della vigilia di Natale. Fortunatamente la madre esasperata dal comportamento de IlBravoRagazzo, decise di portarlo da un neurologo che gli prescrivesse degli antidepressivi. Poi arrivò la primavera, la prima vera fidanzatina e tante altre cose che gli riempirono la vita. IlBravoRagazzo negli anni successivi si è ritrovato molte volte a pensare a quel periodo della sua vita, alle sensazioni che ha provato. Si è chiesto mille volte quale fu la causa scatenante ma non è mai riuscito a darsi una risposta convincente. IlBravoRagazzo sa solo che da quel momento la sua visione della vita è cambiata. Ha capito che non bisogna passare un solo istante a pensare alle cose brutte della vita, perchè quei pensieri arrivano comunque da soli, e ha messo la felicità al centro del suo cammino. Adesso IlBravoRagazzo è diventato un uomo con una moglie fantastica, due bellissimi figli e un sacco di amici che gli vogliono bene. Sono passati più di venti anni da quell’autunno, la depressione è stata definita “il male del secolo” e tutti oramai definisco quegli episodi come “attacchi di panico”. IlBravoRagazzo non è mai guarito veramente perchè dentro ha ancora ben chiara quella sensazione di panico, gli è successo nel proseguo della sua vita di stare ancora male ma è sempre riuscito ad uscirne sapendo che prima o poi sarebbe tornato il sole anche dal buoi più profondo. Oggi IlBravoRagazzo sta affrontando una dura prova, una di quelle che impegnano ogni particella del proprio corpo e della porpria anima. Ma l’essere stato male venti anno fa è un fortissimo aiuto, perchè ha già affrontato la paura e il panico della morte e quindi può concentrare tutte le sue energie sulla sua guarigione.
Ho deciso di raccontarvi questa storia perchè oggi c’è un altro IlBravoRagazzo che non sta bene, anche lui è un super entusiasta, razionalmente sa che la vita è bella e che deve essere vissuta a pieno ma poi quando si ferma ed è solo gli sembra che nulla abbia più senso. Che non ci siano motivi per cui fare un’altra bracciata. Vorrei solo che questo IlBravoRagazzo sapesse che ne uscirà, forse non sarà facile e nemmeno veloce. Magari avrà bisogno di aiuto e di qualche supporto chimico. Ma quando ne uscirà, e ne uscirà, sarà sicuramente migliore, più forte e soprattutto apprezzerà ancora di più la vita. Il percorso della consapevolezza del bello della vita deve passare dalla consapevolezza della sofferenza. Caro il mio IlBravoRagazzo non credere che il senso della vita sia fare grandi cose, avere grandi progetti e grandi pensieri. Tutte cavolate, noi viviamo solo una lunga serie di successione di istanti. Quello che noi possiamo vivere è solo l’adesso. Il senso della vita è vivere a pieno l’adesso. Ok, ci sono i ricordi del passato e le idee sul futuro. Ma non saranno mai la nostra vita se non li prendiamo e li portiamo nel nostro adesso. Il classico errore dei nostri giorni è proprio cercare di prendere il nostro adesso e portarlo o nei bei ricordi del passato o nelle speranze del futuro. Ma questo vuol dire non vivere. Il passato e il futuro sono importantissimi ma dobbiamo prenderli e portarli nell’adesso. Il passato e il futuro sono fonti inesauribili di energie e sentimenti. Dal passato dobbiamo prendere le energie dei bei ricordi e i sentimenti provati nelle esperienze più significative. Dal futuro dobbiamo prendere le speranze di una vita sempre più felice.
Fino a qualche tempo fa ero convinto che l’obiettivo fosse molto più importante del metodo per raggiungerlo. Che una volta fissato l’obiettivo era il metodo che doveva cambiare in base alle esigenze e alla nuove circostanze. Oggi credo il contrario, credo che la cosa importante sia il metodo. Il come si fanno le cose. E’ l’obiettivo che può cambiare in base al cambiamento delle circostanze. L’obiettivo non è la realtà, è una proiezioni delle nostre azioni nel futuro e quindi non è la nostra vita. Il metodo, quello che facciamo istante dopo istante invece è la vita, ed è quella la cosa importante.
E adesso torno a riposare…

10 commenti su “UNA STORIA PER A. E ALTRE DIVAGAZIONI

  1. Ciao IlGrandeUomoCheSeiDiventato, ciao mio fratello.
    Che bello leggere quello che hai scritto! All'inizio mi sono chiesta “perchè non me ne ha mai parlato? Avrei potuto stare ad ascoltare…”. Ma forse, in quegli anni, ero troppo presa dalla mia di depressione (la mamma de IlBravoRagazzo portava tutti dal neurologo: un blister di En, uno di Prozac e via) per poterti aiutare. Novembre 1990: io ero in Venezuela, il papà stava tornando dal Belize…e tu eri lì, con i tuoi attacchi, le tue pulsazioni a mille, la tua paura.
    Io la paura l'ho imparata un po' più tardi. Agosto 1995, baia di Watamu, Kenya. E' lì che forse ho imparato che non ha importanza la meta ma il modo in cui la si raggiunge e, soprattutto, che ognuno di noi ha la SUA meta e non può farsi carico di quella che gli altri vorrebbero fosse. Ho vissuto (anzi “non” vissuto) gli ultimi 15 anni come una naufraga: ancorata ai ricordi del passato e fantasticando su un futuro che non sarebbe mai arrivato. Con un'immensa, profondissima paura di vivere. Periodi di depressione – domati a colpi di medicinali che mi davano le allucinazioni – intercalati a momenti di isterica euforia. Tutto sotto controllo, però, perchè NOI dobbiamo essere forti. A noi non è permesso sedersi a riprender fiato. Allora la paura serve solo ad annebbiarti le idee. Tu senti che il senso della tua vita non coincide con quello che gli altri gli attribuiscono. Vai in conflitto, in confusione. Non sai più quale è il TUO senso e ti ammali. Un giorno di svegli e cominci a sentire il cuore che batte strano come se volesse uscirti dal petto. I mal di testa diventano sempre più intensi e frequenti e la cosa pazzesca è che tu sapresti come uscirne: basterebbe cominciare a vivere secondo le proprie convinzioni senza più assecondare gli altri ma non lo puoi fare perchè ti senti in colpa, perchè gli altri si aspettano da te qualcosa. Allora cominci ad assumere i betabloccanti per il cuore, ingrassi come una zampogna ma non importa. L'importante è che gli altri FINALMENTE ti accettino ma per farlo devi diventare come loro desiderano. E non ci riesci, dannazione! Non sei mai quella che tuo padre vorrebbe, tuo marito vorrebbe, tuo fratelo vorrebbe. All'improvviso ZAC! qualcosa si rompe: è il senso della paura che ritorna…ti guardi intorno e cominci a vedere le cose per quelle che sono. Io ci sono solo nel presente. Quella che ero non potrà mai più tornare e quella che sarò…boh, potrei anche non esserci più tra un istante. Allora cominci a nuotare ponendo attenzione allo stile, alla sensazione dell'acqua sulla tua pelle, alla tensione di ogni singolo muscolo del tuo corpo e tutto quello che sta intorno svanisce. Ci sei tu, il tuo respiro, la tua paura. Un nucleo composto e compatto in mezzo a milioni di altri nuclei di un intero.
    Eppure mio fratello, quello più piccolo, circa trent'anni fa mi disse: “L'unica cosa di cui sono sicuro è che IO ESISTO. Tu potresti essere solo una proiezione del mio immaginario”.

    Grazie.

    Per la tariffa che ti devo per questa seduta di analisi mi farai poi sapere, d'accordo?
    Un bacio.
    TVB, Sil

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  2. Oltre a nuotare si può anche scalare una montagna. Senza paura di cadere di sotto, con una vetta da raggiungere e con un motivo che ti sprona. E per non rimanere da solo a pensare. Ciao 3glasses.

    Citazione da Erri de Luca, il contrario di uno.

    “Siamo quasi fuori, anche se non si vede la cima. Siamo due; non il doppio ma il contrario di uno e della sua solitudine sufficiente. La corda s’ammucchia sopra i piedi, lei si avvicina e io le guardo il nodo stretto in vita. Non per controllare se è a posto, ma per affetto verso un’alleanza di corda. ‘Che stai guardando?’ dice la sua voce. ‘Guardavo il tuo nodo.’ Se lo controlla: ‘È a posto, no? Si può sapere che pensi?’ ‘Al numero due,’ rispondo

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  3. …semplicemente BRAVO a questo bravo e bravissimo ragazzo… che dire poi ?? solo questo:

    “Guardiamolo tutti sul suo petto e portiamogli solo del gran rispetto “

    AVE Ale
    pol

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  4. anzi ho sempre pensato che ognuno di noi possa rispecchiarsi in un determinato animale per quello che rappresenta … perche'possiede delle affinita' e caratteristiche con questo .. il tuo animale ALE ??
    vai sulla tua bacheca di face book stasera.. lo pubblichero' li ..con una mia
    foto fatta in montagna anni fa e che conservo nel cuore ..giusto il tempo di ritirarla fuori devo andarla a cercare ..

    una foto che rispecchia il tuo animale, il tuo petto e l' obbiettivo raggiunto… per rimanere in tema con te e con il primo commento qui sopra sulla montagna ..

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  5. Più ti leggo e più mi lasci senza parole….quando sarai guarito io sarò diventata muta.

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  6. 3glasses chi sei?? Yara

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  7. …sono curiosa di vedere quale animale ti associa il pol…
    Australopiteco?! Naa! Ad Eresaz non ce ne sono…Gallo Cedrone allora?! o Tarlo del Cedro del Libano?! Rat Musquet delle foreste canadesi?!
    No no, secondo me….aquila!
    Bacio,
    4glasses&1bottle

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  8. Ah, ti informo che è appena piombata qui la madre de ILBravoRagazzo facendo una piazzata su quanto FigliSciagurati siamo…
    …ma perbacco, Ale! Ma come ti sei permesso di scrivere quello che hai scritto? E tua sorella poi che ha rincarato la dose?
    INGRATI!

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  9. su face non ci incastrava assolutamente niente … poi sono contro, anche se lo uso spesso ..quindi te la spedisco in forma privata e tu , mago dell informatica, me la pubblichi come post del 15 febbraio …visto che la casella di quel giorno e' rimasta completamente vuota …si vede che avevi meglio da fare quel giorno evidentemente..o stavi pensando a qualcosa di piu importante del semplice aggiornare il tuo diario… eppure li in ospedale non ho visto grandi infermiere ..cmq non deve succedere piu' ..

    nessun commento o prefazione stavolta ..la metti li e basta ..

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  10. Grazie!
    Giuseppe

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