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IO UCCIDO

Ho ritrovato la lucidità, le lacrime mi hanno aperto gli occhi. Ora so. Ditemi chi è stato è io uccido! Sono pronto, non ci sono scuse. Chi colpisce un essere innocente di 3 mesi non può vivere. Deve morire. E io sono pronto, io uccido. Ditemi solo chi è e io lo troverò. Scalerò montagne, attraverserò fiumi. Anche se mi si dovessero spezzare le ossa dalla fatica, anche se dovessi arrivare cieco dall’oscurità io lo troverò. E io uccido. La mia malattia sarà solo un fosso da saltare, una roccia da aggirare ma certo non mi fermerà. Io lo troverò e io uccido. Ditemi solo chi è e io uccido!

7 commenti su “IO UCCIDO

  1. Attonito. E incondizionatamente disposto a esserTi complice nella missione omicida. Moralmente e' una decisione che si impone come un assioma. Ma c'è di più. Come un'alabarda medioevale, il destino con quest'ultimo colpo e' come se Ti fosse entrato in pancia, poi avesse girato la picca e uscendo T'avesse eiettato le viscere, senza alcuna pieta'. Pero' hai notato una cosa? La botta Ti ha finalmente sciolto il nodo di sofferenza che Ti si era attorcigliato dentro e, come una stura, Ti sei abbandonato in un pianto dirotto e liberatorio. E che incredibile forza reattiva Ti ha scatenato il nuovo dolore! E' come se Ti si volesse preparare con la giusta carica alla battaglia finale con il Tuo nemico. E' perfido pensare che il destino si sia voluto servire dell'agnello più puro per attuare i suoi scopi, ma gli va dato atto che, se quello era l'obbiettivo, c'è riuscito alla perfezione. Sara' forse la disciplina del Tai Chi Chuan, che sto praticando da un paio di mesi, ma da un po' di tempo in certe situazioni mi piace pensare come i cinesi: in ogni cosa buona c'è il suo contrario e viceversa. Come Ti scrissi in uno dei primi commenti, voglio pensare che l'enorme dolore che Ti sta ammalorando l'anima, Ti sta anche preparando a vertici di ineffabile felicita'. Forza fratello mio, forza! Gianni

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  2. Nulla accade a nessuno se costui per natura non è adatto a sopportare quella cosa…Marco Aurelio
    Siamo tutti con lei
    Miriam

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  3. Ciao fratello mio…
    …se dalla tua malattia non sono passata conosco invece molto bene la rabbia ed il dolore che ti annebbiano in questo momento. E lo sai. Miriam dice bene, a me la stessa cosa l'aveva detta Carlo (Filippi) anni fa…e mi sembrava assurda. E mi sembrava un “tanto per dire qualcosa” ma, ti assicuro che è così. Ricordo anch'io la prima volta che a Rachele hanno fatto la flebo. Il medico era a fine turno ed il suo solo problema era andarsene a casa il più in fretta possibile. Io ero lì con la mia piccolina in braccio e quell'idiota si arrabbiava con me perchè non ero in grado di tenerle fermo il braccio. Glielo hanno immobilizzato legandoglielo in qualche maniera ad un'assicella di legno – immagino fosse uno di quegli arnesi che si usano per abbassare la lingua tanto era piccolo il suo braccino – ma dopo quattro o cinque tentativi non è servito a niente. Le hanno bucato la testa un paio di volte per cercarle una vena. E io lì, immobile nella mia inutilità. E quella stronza che urlava di togliermi dai piedi che le impedivo i movimenti e ripeteva che il suo turno era finito e che mi stava facendo un piacere. Che avrei meritato di starmene lì ad aspettare il medico successivo. E Rachele, intanto, urlava disperata….
    Come ti capisco! Negli anni Rachele è stata ricoverata altre volte e sempre quando vedevo quell'imbecille nel suo camice bianco muoversi nelle corsie, l'avrei ammazzata di botte.
    Dice bene anche Gianni. Ora le lacrime le hai trovate. Attraverso un percorso tortuoso e doloroso ma – forse – anche questo fa parte del “disegno”. Disegno che, ormai, non ho più nemmeno il coraggio di immaginare….
    Ti voglio bene,
    Silvia

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  4. Potessi darti la pistola lo farei subito, ma posso solo dirti che hai un'arma ancora più potente: l'Amore. Che tutto può e nulla distrugge. Non avere paura, persevera e non disperare che quando tutto sembra avverso spunta la luce, la salvezza sempre invocata. Chiedi la forza per superare tutte queste avversità, “passi da me questo calice, non la mia ma la tua Volontà, Padre”. Anche se il destino è crudele, non sei solo continua a perseverare abbandonandoti al Signore, perchè i frutti verranno, anche se adesso non li vediamo e non li comprendiamo e diventa impossible parlare di giustizia, perchè Kiki? Posso solo pregare perchè guarisca subito e se tutti insieme lo faremo, saremo ascoltati. Un abbraccio.
    ciao
    Paolo

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  5. Ho appena sentito Yara e per fortuna Kiki ora sta meglio. Capisco il terrore, la disperazione quando il tuo bimbo finisce in ospedale e tu sei impotente e puoi solo stare a guardare. I giorni trascorsi ricoverata in ospedale con Mia dopo il suo incidente rimangono tra i peggiori ricordi che io abbia. E capisco la gioia che avete provato quando Kiki ha ricominciato a sorridere…cento chili che scivolano via dalle spalle. Piangere fa bene e siete entrambe due persone piene di forza e positività. Ammirevoli, davvero. Un fortissimo abbraccio
    Fiona

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  6. capisco la tua rabbia perchè l'ho vissuta anch'io quando vedevamo jordan dietro un vetro della rianimazione in coma post partum e nn ci davamo pace…che mele aveva potuto aver fatto un essere così piccolo…perchè il Dio che ho dempre creduto esistere permetteva una atroce sofferenza così…eppure vedendo altri genitori soffrire accanto alle loro piccole creature se da una parte mi sono resa conto che il termine dato al mio Dio di Onnipotente nn poteva essere vero e che c'era il male che lo superava…già come può Dio fare soffrire le sue innocenti creature se può tutto…ma poi superata la rabbia ho poi rifugiato in Lui la speranza e la forza di vivere per chè ai momenti di grande dolore si sono poi sostituiti altri di gioia.Anche a me tante volte hanno ricordato la frase di Marco Aurelio e confesso che avrei voluto in quel momento essere una persona “meno grande e preparata al dolore”…Manzoni parlava della “provvidenza”: è vero quando meno te l'aspetti ecco la provvidenza girare in positivo le cose. Tenete duro …verranno giorni migliori.Maura

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  7. Che dire!! Le paole davvero non bastano: la convinzione tuttavia che tutti e proprio tutti sono vicini a voi, seppur magra consolazione, speriamo ti dia la forza per continuare questa dura battaglia, nella certezza e nella convinzione di vincerla. E' chiaro: parlare dal di fuori è davvero semplice. A volte tuttavia il distacco è l'unica prospettiva che consente di dare lucidità alle cose che, da troppo vicino, appaiono troppo sfocate e confuse per essere vere. Coraggio Alessandro: sei vicino alla prova finale. Sei come un ciclista che dopo avere fatto la sua tappa del Giro d'Italia si trova ad affrontare, per finire, il Mortirolo. Ma in queste parole sta il senso del tutto:PER FINIRE.
    A presto
    Un amico Rotariano

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