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INCERTEZZA

Molte volte mi fermo e cerco di capire che cosa sia cambiato nella mia vita, che cosa mi ha insegnato questa esperienza o cosa mi ha fatto dimenticare. Mi chiedo se sono diverso o se diventeró diverso.
Guardandomi dentro non vedo grandi cose, non vedo grandi verità da cui attingere una nuova saggezza. Vedo una vita stanca, vedo tante preoccupazioni ma soprattutto vedo tanta incertezza.
Oggi durante il viaggio in macchina verso Milano stavo pensando un nuovo progetto lavorativo e ai possibili risvolti futuri di questo. Preso dall’entusiasmo ho iniziato a fantasticare e ha proiettare tante immagini di un grande sviluppo e successo di questo progetto ma … ma ad un certo punto è arrivato un tarlo. Il tarlo dell’incertezza sul mio futuro. Il tarlo di non sapere se posso contare su un futuro.
Ok, nessuno ha la certezza del proprio futuro. Si possono fare le solite mille congetture: ma se attraversando la strada finisci sotto una macchina… o se vieni sbranato da un cane mentre fai la spesa… o se vieni rapito dagli UFO! Ma tutti sono liberi di fantasticare sul proprio futuro.
Ecco questo io non risco più a farlo, non riesco più a proiettare la mia vita nel futuro senza il tarlo dell’incertezza.

2 commenti su “INCERTEZZA

  1. Ciao fratellino!
    Ecco, dopo l'improvvisata di ieri posso dire di aver già ricevuto il regalo più bello per tutti i compleanni andati e da venire….grazie! smack! grazie anche di aver condiviso con me il caffè fatto con il secondo regalo più gradito che abbia mai ricevuto….
    Detto questo…vorrei darti uno spunto di riflessione ed aiutarti, in qualche modo, a vedere le tue incertezze da un altro punto di vista.
    Lo so, lo so che te lo avranno già detto tutti gli psicologi del mondo. Gli amici, i parenti, i vicini di casa ma…forse per te è arrivato il momento di capire. NON ESISTE FUTURO. NON ESISTE PASSATO. ESISTE SOLO IL QUI E L'ORA. Se tutti ne fossimo coscienti, gli psicanalisti e gli psicologi potrebbero cambiare lavoro. Ma è la (triste) cruda realtà dei fatti.
    Quello che è stato è andato e non tornerà mai, mai più neppure se potessimo tornare indietro. E quello che verrà…boh…non essendo ancora venuto sarà solo il risultato della somma e della sottrazione, della divisione e della moltiplicazione delle scelte che si fanno adesso, qui.
    Teoricamente non fa una piega ma siamo stati addestrati perchè il nostro cervello sia sempre proiettato in là. Si cresce facendo progetti, avendo obiettivi da raggiungere. Quando sei piccolo ti chiedono sempre “cosa farai da grande?” e cresci pensando che la vita sarà quando sarai grande. E ti perdi così i frammenti che minuto per minuto costituiscono quell'esperienza che ti permetterà di diventare grande e/o di scegliere di essere grande.
    E' l'educazione che abbiamo che ci ha corrotto. Insegna ai tuoi figli che il viaggio vale molto molto più di tutte le mete del mondo.
    Vista da qui, il tuo viaggio di ritorno di ieri avrebbe dovuto essere vissuto in questi termini: eri da solo (cosa che non ti riesce così spesso quanto vorresti…), al caldo del tuo abitacolo, con una musichetta di sottofondo. Stavi attraversando la tua terra, fatta di paesaggi meravigliosi a cui sei troppo abituato perchè ti possano emozionare ancora ma, ti assicuro che, se non avessi dovuto controllare la strada, ti saresti accorto di come i rami ancora spogli si staglino sul verde dell'erba invernale. Di come, per tutta la strada tu sia stato abbracciato dai monti che si intravedevano in lontananza. Di quella nebbiolina pomeridiana che si alza dai fossi e sfuma il bruno della terra smossa. Avresti visto il verde che intercala il rosso ed il celeste del tramonto di febbraio. Avresti scorto i filari spogli delle colline quando ti lasci la pianura padana alle spalle e ti avvicini al profondo piemonte. La neve sul ciglio della strada. E poi tutte quelle persone, sedute sole in macchina…chissà dove stanno andando. Chissà da dove vengono. Chi le aspetta e chi hanno lasciato. Dove vivranno. Che lavoro faranno.
    E tu, con la tua malattia, con le tue incertezze, con la tua umanità… l'avresti mai detto qualche mese fa che saresti venuto a Milano da solo, in una giornata di sole a febbraio, che avresti visto ancora i rami stagliarsi, i filari infilarsi….che ti saresti ancora eccitato per un progetto…
    Il bello dei progetti è proprio questo. Che sono fatti della stessa sostanza dei sogni (come Giulietta), che esistono solo per permetterti di emozionarti e caricarti. Poi chissà….
    Anch'io da piccola, di lavoro, avrei voluto fare il muratore. E poi la lavacessi dell'autogrill. La pornostar. Il presidente della Repubblica. L'inviata di guerra (a parte che vorrei farlo ancora…). La reincarnazione di Bhudda. Ma poi mi hanno rapito gli alieni…..
    TTTVVVBBB++++++

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  2. Caro Alessandro, non smettere di sognare e soprattutto non avere paura; confida sempre nel Signore che vedrai realizzati i tuoi progetti.
    Un abbraccio.
    Paolo

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