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La mia malattia

Quando mi sono ammalato ho iniziato a precorrere delle vie alternative per la guarigione, la più importante è stata quella basata sulla teoria di Hammer (potrebbe non scriversi così il nome del medico tedesco). Questa pratica si basa sul concetto che il nostro cervello è in grado di ri-programmare il nostro corpo in seguito a forti eventi emozionali vissuti. Un forte trauma e il nostro cervello lo compensa fisicamente, normalmente con una malattia.

Una malattia è la conseguenza di una forte paura o trauma subito, come la morte di un parente, un incidente scampato o una brutta notizia ricevuta. Questa pratica definisce anche quali possono essere strati i traumi in relazione al tipo di malattia. Nel mio caso, una leucemia acuta, la malattia è il sangue e il mio sistema immunitario non più in grado di difendermi. Per Hammer, il sangue rappresenta i legami di famiglia. Globuli bianchi, rossi, piastrine e tutti gli altri elementi rappresentano la complessità della famiglia. Un unico fatto da tante persone/elementi diversi. Quando hai un problema con il sangue c’è un problema di relazioni con la famiglia. Il metodo dice che si guarisce quando si riesce ad individuare il trauma/momento che ha fatto riprogrammare il cervello e soprattuto lo si rivive interiormente e in modo così profondo e intenso da sboccare la ri-programmazione fatta dal cervello per compensare il dolore. 
Dopo diversi giorni di ricerca e studia, siamo arrivati a ipotizzare che la mia malattia fosse legata al fatto che mio padre qualche mese prima della mia diagnosi avesse avuto un ictus. L’idea era quella che mio padre rappresentasse per me la sicurezza nel mio futuro, la certezza che comunque nella mia vita ci fosse qualcuno pronto a risolvere i miei problemi e quindi nel momento che questa figura è venuta a mancare a causa della sua malattia, io mi sono sentito senza difese e una persona senza difese è una persona senza sistema immunitario. Quindi la leucemia.
Ho fatto diverse interiorizzazione ma non credo di essere mai arrivato al vero profondo, tanto che nonostante un trapianto di midollo osseo mi sono nuovamente ammalato.
Ho comunque continuato a cercare il trauma/momento ed ho individuato una fortissima litigata con mia moglie, nella primavera dell’anno della mia malattia. Mi ricordo ancora molto bene la sensazione che ho provato dopo che mia mogie è uscita dalla camera mentre stavamo litigando. Mi sono seduto su una poltrona è mi sono detto: “ho fallito, è inutile continuare a lottare. Ho fallito, ho creato una famiglia con gli stessi problemi di quella dei miei genitori.” Ricordo ancora dentro la sensazione di fallimento e di arresa. Questo momento sono riuscito a viverlo in profondità e molto intensamente e… e il secondo trapianto, fatto con il midollo dello stesso donatore, è andato bene.
Quindi fino a poco tempo fa, ero convinto che la mia malattia fosse legata alle mia famiglie quella d’origine e quella che ho creato io.
Nonostante queste consapevolezze i malesseri e i problemi con mia moglie non sono passati, sicuramente si sono attenuati ma qualsiasi cosa dopo una tempesta può essere vista come bel tempo. 

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