Il Mio Manuale di Vita

Diverso non vuol dire peggiore, vuol dire solo diverso ed è dal diverso che si impara…

Cari Xander e Kiki,
sono in ufficio e sto cercando di capire come oggi alle 11 riuscirò a spiegare ai clienti delle Terme che è giusto che tutti ci impegniamo ad accogliere i migranti, anche noi con i 30 che sono arrivati qui a Lurisia. Io lo so come accoglierli, devo solo condividere con i clienti la mia visione e qui è il difficile.
I numeri mi vengono d’aiuto e dicono che per poter mantenere una popolazione costante, come numero, questa deve avere un tasso di natalità del 2,1. In Italia nel 2014 il tasso è stato del 1,4, compreso i cittadini residenti non italiani, e dello 1,3 se consideriamo solo i cittadini italiani (dati istat). Questo vuol dire che fra 30/35 anni passeremo dai 60.000.000 di oggi a circa 30.000.000. La metà.
Molti mi diranno:”bellissimo, non ci sarà traffico, non faremo code, avremo tutti più spazio”. Vero ma… ma saremo tutti vecchi e poveri perché nessuno lavorerà per pagare le nostre pensioni.
Le nostre case non varano più niente perché ce ne saranno il doppio di quelle che serviranno e soprattutto nessuno vorrà comprarle. Dovremo importare tutto il cibo perché nessuno più avrà la forza di coltivare i nostri campi. Nessuno pulirà la strada davanti a casa nostra, non ci saranno i muratori, gli idraulici e gli eletricisti che aggiusteranno le nostre case e noi saremo troppo vecchi e stanchi per farlo.
I numeri, che fortunatamente non hanno razza, colore e idee politiche, ci dicono che nei prossimi 30/35 anni abbiamo bisogno di almeno 30.000.000 di persone che lavorino per noi. E queste 30.000.000 di persona non possono essere tutte svedesi, semplicemente perché gli svedesi sono solo 10.000.000 e pochi di loro vorranno venire a vivere in un paese povere, sporco, pieno di vecchi e senza futuro.
La soluzione a questo problema numerico è accogliere “l’uomo nero”. Si, è talmente semplice che è difficile crederci.
La soluzione è creare un sistema di accoglienza che trasformi in risorse quello che oggi viviamo come un’emergenza, un problema, una disgrazia. Un sistema che li accolga, facendogli seguire le nostre regole di civiltà, nuove regole anche per noi ma questo è un altro argomento. Un sistema che li convinca a investire qui le loro capacità e risorse e che sia in grado di sfruttare per il benessere di tutti queste capacità.
L’Africa ci sta offrendo la sua miglior risorsa. Ci sta offrendo i suoi miglior ragazzi. Ragazzi giovani, ragazzi forti che hanno avuto la tempra di affrontare un viaggio disumano per poter arrivare da noi. Ragazzi coraggiosi che consapevoli dei rischi, dei pericoli e soprattutto consapevoli di arrivare in un mondo che non li vuole, che li disprezza, che li preferirebbe annegati e morti, hanno comunque deciso di partire. Ragazzi che hanno abbandonato le loro famiglie, i loro genitori, le loro mogli e i loro figli. Li hanno abbandonati perché voglio lavorare per una vita migliore. Cosa ci chiedono? Ci chiedono un’identità e la possibilità di lavorare. Ben diverso da chi chiede, da chi pretende un lavoro. Il lavoro non si chiedi si fa ma anche questo è un altro argomento.
Mi diranno che in Italia non c’è lavoro. In Italia manca la volontà di cambiare, il lavoro c’è per chi vuole lavorare. Abbiamo l’intenzione di cambiare, e lo diciamo a tutti e soprattutto lo diciamo a noi stessi la mattina quando ci svegliamo ma alla sera quando andiamo a letto? Cosa abbiamo fatto per cambiare? Ci manca il fare per cambiare ma questo è un altro argomento.
Agli ospiti delle Terme racconterò questa mia visione, gli racconterò che è giusto avere paura di quello che non conosciamo ma è ancora più giusto usare questa paura come energia per trovare il coraggio di conoscere e di capire. Diverso non vuol dire peggiore, vuol dire solo diverso ed è dal diverso che si impara… ma anche questo è un altro discorso…

Cari A e R,
ritorno sull’argomento dei migranti perché nell’ultima settimana mi sono trovato spesso a confrontarmi con diverse persone in merito a quanto ho scritto, questo mi ha permesso di continuare a riflettere.
La prima cosa che ho capito è che la razza italiana come la intendiamo adesso, è in via di estinzione. Se non ci sarà un cambio di tendenza, in meno di 2 generazioni, cioè 40/50 anni, non ci sarà più la “razza” italiani. Con qualche anno in più sarà così anche per gli europei che hanno un tasso di natalità del 1,5. Per gli italiani, questo fenomeno accelererà fra 20/30 anni quando i nostri figli, non volendo vivere in un paese povero e di vecchi, emigreranno e si mischieranno con altre popolazioni. Mettiamoci il cuore in pace è un dato di fatto e quindi è inutile continuare a parlare di “razze”. Tutte sono destinate a estinguersi, il futuro è di una sola razza, la razza “mondiale”. Al massimo rivedrò questa affermazione nel caso di un’invasione extra terrestre.
Mi potrete dire, si ma è una cosa così lontana nel tempo che non ha senso pensarci adesso. Quando sono nato io al mondo eravamo 3,700 miliardi, nel 2010 eravamo 7 miliardi e nel 2050 saremo 9 miliardi. Dobbiamo abituarci/adattarci a cambiamenti così veloci che nessuna generazione prima di noi ha mai sperimentato.
Sono sicuro che con questo tasso di crescita della popolazione mondiale, è impossibile che in Italia non arrivi nessuno. Forse più dello scenario proposto di una migrazione voluta e gestita dai paesi africani, è probabile che i cinesi trasformeranno l’Italia nel più bel villaggio turistico del mondo. Hanno già capito il valore del nostro patrimonio naturale, cultura e eno-gostronomico e hanno già iniziato a comprarlo.
Perché non prendiamo NOI in mano le nostre sorti e quelle del bellissimo paese in cui viviamo? Vi do anche la mia soluzione. Basterebbe fare 3 cose. La prima, smettere di guardare tutto quello che non c’è o non c’è più e iniziare a guardare tutto quello di bellissimo che invece c’è e da li trarre le energie e le motivazioni per cambiare quello che non va. La seconda è dare pari dignità al valore dell’onesta e della furbizia, e non pensare che invece siano due opposti. La terza è di smettere di giudicare noi stessi sulle intenzioni e tutti gli altri sui fatti
Ma spero e soprattutto lavorerò perché per voi queste cose siano solo storia studiata a scuola…

Cari Kiki e Xander, siete la cosa più bella della mia vita. Vi voglio bene.

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