Il Mio Manuale di Vita

L’identità… prime riflessioni…

Cari Xander e Kiki,
con questo post vorrei iniziare una riflessione sul concetto di identità, di chi siamo NOI rispetto a tutti gli altri. Di chi decidiamo di essere.
A questo punto ho due vie: cerco di semplificare il più possibile quello che penso ora o mi addentro in anni di pubblicazioni in materia per confrontarmi con tutte le vie di pensiero e definizioni? Non sono all’altezza della seconda via, quindi, cercherò di non scioccare troppo i puristi del pensiero e dirò la mia. Alla fine questo è Il “Mio” Manuale di Vita…

Premesse: semplificherò, banalizzerò, generalizzerò… potrò un giorno negare e rivedere tutto

Ognuno di noi ha bisogno di un’identità all’interno della società perchè siamo animali sociali e non possiamo prescindere dal riconoscimento degli altri. Questo è il primo punto base: non possiamo prescindere dal riconoscimento degli altri ma dobbiamo ricordarci di non essere quello che ci riconoscono gli altri. Dobbiamo tenerci al centro della nostra identità. Questo non è facile perché nasciamo senza una nostra vera identità e, per i primi mesi di vita, siamo nostra madre, siamo niente più che un organo esterno di nostra madre. Ci vuole qualche mese perchè si cominci ad avere un’identità autonoma che ci viene, comunque, data. Iniziamo con l’essere “figli”, cresciamo e questa identità si arricchisce di sfumature che ci definiscono come figli “bravi”, figli “capricciosi”, figli “studiosi” e così via. Queste identità ci vengono date dai genitori, dai nonni, dagli insegnanti ma quella che pesa di più è l’identità che ci dà la mamma in quanto ancora la figura più credibile ed importante della quale siamo stati parte integrata.
Cresciamo e con noi – attraverso l’esperienza – la nostra identità inconscia ancora costruita da quello che gli altri dicono e pensano di noi. E’ un momento difficile da affrontare: è tutto nuovo, è tutta una scoperta, è tutto da gestire e, spesso, questo “NOI” definito dagli altri ci crea malessere e tensione.
Nell’età adolescenziale questa identità imposta dall’esterno inizia a starci stretta. Iniziano i primi conflitti con i genitori, con la società e così diventiamo, sempre per definizione degli altri, ribelli. Iniziamo, finalmente, a prendere coscienza della necessità di una nostra identità, un’identità scelta da noi e non imposta dall’esterno.
Qui il secondo punto base: chi decidiamo di essere, chi vogliamo essere, quale vogliamo sia la nostra identità personale e sociale?

Siamo giovani e totalmente in balia della vita e del mondo. Non abbiamo ancora una sufficiente esperienza per elaborare in modo cosciente la nostra identità. Ma abbiamo bisogno di un riconoscimento famigliare e sociale. Gli altri mi vedono, io ci sono, io esisto, io posso agire.
Cosa facciamo allora? Cerchiamo un modello di riferimento, un modello che può essere il gruppo di amici, il cantante, l’attore, lo scienziato o ne creiamo uno noi prendendo qui e là. Cerchiamo un modello da cui attingere i valori. Cerchiamo qualcosa che ci dica come agire nella nostra identità. Cerchiamo uno specchio in cui rifletterci e modellarci.

Passa il tempo e la nostra identità cosciente si affina distaccandosi, almeno in parte, da quella definita dall’esterno ma molte volte, a guidare la nostra definizione, è ancora la necessità di approvazione sociale e, soprattutto, il lavoro tanto importante nella nostra società. Confondiamo così il nostro ruolo con la nostra identità. Molti confondono la propria identità con il proprio CV.

Se qualcuno di notte ci svegliasse di soprassalto e ci chiedesse: “ma tu chi sei?” quanti di noi, dopo aver detto il nome, direbbero casalinga, impiegato, disoccupato… come all’anagrafe comunale. Diciamoci la verità, chi di noi in questo momento è in grado di rispondere prontamente e sicuro alla domanda “chi sei?”… brividi, vero? Ma se non avete risposto con prontezza e certezza, allora avete una buona possibilità di poter ancora crescere e migliorare… ma questo è un altro discorso, e rischio di farmi casino da solo.

Essendo questo Il Mio Manuale, qui sotto provo a mettere qualche istruzione per la definizione della propria identità:

-) Possiamo essere tutto quello che vogliamo essere. La differenza la fa la voglia di esserlo, non i limiti che vediamo. La differenza non è la persona ma la sua voglia e le sue motivazioni. Tutte le cose bellissime del mondo sono state fatte da persone come noi. Ricordiamoci però che anche quelle brutte sono state fatte da persone come noi.
-) Non definiamo la nostra identità in base a quello che gli altri vedono di noi. Non deleghiamo ad altri il definire la nostra identità. La società è uno specchio distorto perché le persone valutano se stesse sulle proprie intenzioni ma gli altri sui fatti. Intendo: io agisco secondo quello che è la mia intenzione ma il mio agire viene valutato dagli altri secondo la loro interpretazione che non sempre considera/conosce/corrisponde alla mia originale volontà. Quindi qualsiasi cosa ci verrà detta, ascoltiamola e analizziamola ma ricordiamoci che è distorta dalla legge intenzioni/fatti. Sintesi di questo punto:”ascoltiamo tutti, ma pesiamo quello che dicono e soprattutto scegliamo per noi”. Alla fine anche noi siamo gli altri e soprattutto siamo gli unici che più ci conoscono e conoscono il perchè del nostro essere.
Questo punto rimane il più difficile e complesso. L’identità è anche riconoscimento sociale e tutti tendiamo a volere un riconoscimento sociale positivo per cui, spesso, rischiamo di dimenticare quello che veramente vogliamo per trasformarlo in quello che la società vorrebbe che fosse.
-) Il fatto è che nessuno può rinunciare ad avere un’identità sociale e personale. Se per quella sociale non ci sono problemi, per l’identità personale è più pericoloso: se risulta essere diversa da quella che vorremmo … dobbiamo lavorarci.
-) L’identità non può cambiare ma può crescere. Anche questo è un punto molto importante, molte volte cerchiamo di combattere la parte della nostra identità che non ci piace, e lottiamo mettendo tutte le nostre energie li, fino ad arrivare allo sfinimento. Non possiamo cambiare, dobbiamo accettare i difetti, i limiti della nostra identità e concentrarci sul migliorare i fattori positivi che, sicuro, ci sono.
-) Il mondo non è perfetto e quindi tanto meno noi e la nostra identità.
-) Ecco la cosa più importante: troviamo, definiamo la nostra identità e decidiamo chi vogliamo essere rispondendo semplicemente a questa domanda: cosa ci fa felici? L’identità deve tendere alla felicità. La nostra felicità non quella degli altri. Non dobbiamo credere che sacrificando la nostra felicità gli altri ci approvino di più o ci vogliano un bene maggiore. Chi ci ama ci prende per quello che siamo, con i nostri lati belli e quelli meno interessanti.

Cari Kiki e Xander, siete la cosa più bella della mia vita. Vi voglio bene.

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