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"su dai, che passerà tutto…"

Oggi è venuta a trovarmi mia mamma, così come ieri, e così come sempre, è stato più uno scontro che un incontro.
Da quando è andata via, sto cercando di capire perché dobbiamo sempre scontrarci, combattere. Si la parola giusta è combattere, combattiamo così da 20 anni. Ma per cosa? Perché?
Combattiamo per i nostri ruoli, lei per tenere il suo di mamma, io per uscire dal mio di figlio? Se è così sbaglio io, sono ruolo definiti, non si possono cambiare. Lei sarà sempre mia mamma e io suo figlio. Ed è una delle certezze più belle della mia vita.
Combattiamo perché io la vorrei vedere più felice? Si, forse anche per questo ma non può essere solo per questo. Mi fa arrabbiare tantissimo quando dice, come anche oggi, “la felicità non esiste”, non può crederci, perché io sono suo figlio ed è stata lei ad avermi insegnato il valore della felicità.

Forse combattiamo semplicemente perché è il modo di comunicare della nostra famiglia. Forse non ho mai capito il vero significato di quelle grandi battaglie della domenica a pranzo, stavamo solo comunicando a modo nostro, Del resto, tantissime battaglie ma mai una vera guerra fra mia madre e mio padre. Da due grandi lottatori come sono, che cosa ci si poteva aspettare, solo ogni tanto l’annuncio “attenzione: questa è un’esercitazione, recarsi ai vostri posti di combattimento” avrebbe aiutato.

Una cosa è sicura, tutti i combattimenti della nostra vita si sono sempre conclusi con un suo sorrido affettuoso. Anche oggi uscendo dalla camera, si è avvicinata per baciarmi, mi ha sorriso e mi ha detto:”su dai, che passerà tutto”. Amo con tutto me stesso, il sorriso di quegli occhi verdi che da 44 anni vegliano sul mio sonno. TI AMO MAMMA!

Qui sotto vi ripropongo anche il post del 20 febbraio del 2010, che si intitolava “Il Dito di mia Mamma”:

“Mia mamma ha un dito, o meglio ha Il Dito. Precisamente è l’indice della mano destra ed è registrato alla CIA come un’arma di distruzione di massa. Il Dito è in grado di polverizzare, annullare, annientare, rendere zero qualsiasi cosa gli si ponga davanti. Se vi trovate davanti a mia mamma e vedete che sta alzando Il Dito verso di voi, scappate, correte, sparite. Questo non è un suggerimento, è una regola di sopravvivenza. Fortunatamente per l’umanità intera Il Dito è attaccato alla mano, la mano al braccio, il braccio al corpo e li in mezzo al petto c’è il cuore di mia mamma. Un cuore cosi grande e pieno di amore che riesce ad annientare l’incredibile pericolosità de Il Dito. Vi racconto questo perchè oggi è stata qui da me e mentre parlavamo ad un certo punto mi sono trovato Il Dito puntato verso il petto. Ho guardato Il Dito e sul mio volto si è formata una espressione di panico mista a disperazione. No, no, giuro non ho fatto niente di male!!!! Non ho rotto io il vaso di cristallo di Venini. Sono diventato piccolo, piccolo. Un playmobile. Poi Il Dito si è abbassato e tutto è tornato normale. Non mi ricordo il motivo del gesto ma Il Dito mi ha riportato alla mia infanzia. Al rapporto fra madre e figlio. Il rapporto molte volte conflittuale, in cui la madre di dice o ti impedisce di fare determinate cose per il tuo bene ma tu non capisci. Tu credi che sia solo un suo capriccio per imporre il suo potere e per limitare la tua libertà. Il Dito ha ridato il senso alle cose della mia infanzia, io figlio e lei mia mamma. Un equilibrio-disequilibrio che dura da sempre. Il Dito è forse più mio che suo, io sono quel dito. Io sono stato per nove mesi parte del corpo di quel dito. E’ una cosa scontatissima ma impossibile da immaginare. E’ come l’idea dell’infinito e dell’eternità. Concetti spiegabili e comprensibili ma non immaginabili. Sono i limiti dell’uomo. Ho 38 anni e per il primi 20/25 anni della mia vita mia mamma è stata la cosa più importante. Non mi vergogno a dirlo ma io sono stato un mammone, un gran mammone. Non sono andato all’asilo perchè “volevo la mamma”. Senza la mamma al mio fianco non muovevo un passo. Il mio punto di riferimento era lei e tutto la mia realtà passava attraverso di lei e i suoi occhi verdi. Poi ad un certo punto c’è stato il giusto distacco. Ovviamente non indolore. Ancora oggi, nonostante ci vogliamo bene come solo mamma e figlio si possono voler bene, nei nostro rapporto c’è sempre un po’ di conflitto. Un po’ di dolore di non essere più quell’unica cosa che eravamo. 

CIAO MAMMA TI VOGLIO UN BENE GRANDE COME IL MONDO, E OGGI CANCELLO TUTTE LE TACCHE SUL MURO!!”

2 commenti su “"su dai, che passerà tutto…"

  1. L'unica vera certezza nella vita: l'amore incondizionato dei genitori verso i figli….. Proprio come il tuo…..Mara

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  2. Come mamma, non ho potuto non commuovermi leggendo questi post…

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