Il Mio Manuale di Vita

Un giorno triste per il mondo ma …

Cari Xander e Kiki,
oggi è un giorno triste per tutto il mondo, sfortunatamente uno dei tantissimi degli ultimi mesi, anni. Lo sentiamo un po’ più triste degli altri giorni, perché sono morte delle Persone “come noi”. Anche ieri sono morte delle persone, così l’altro ieri, e anche il giorno prima, ma queste persone non erano “come noi”, e la cosa ci sembrava meno triste. Ci sembrava lontano, non parte della nostra vita.

Invece oggi, in una importante città d’Europa delle Persone hanno fatto scoppiare delle bombe che hanno ucciso delle altre Persone che stavano vivendo la loro normale vita, una vita come la nostra a pochi chilometri da noi. La differenza di oggi, è che saremmo potuti essere noi i morti.
Sono morte Persone come noi, che vestivano come noi, che facevano i lavori che facciamo noi, che volevano quello che vogliamo noi.

E così, sta succedendo da tanti anni, Persone si uccidono, facendo morire altre Persone, alcune volte “come noi”, altre volte no. Ci fa più male e paura quando muoiono persone “come noi”. Giusto o sbagliato. Sbagliato è che muoiano persone innocenti.

No, non ho una risposta alla vostra domanda perché?
Ieri, oggi e domani, i giornali sono pieni di risposte alla domanda “perché si uccide?”, io non ho ancora trovato quella che veramente mi soddisfa.
Si parla sempre di noi e loro, dei giusti e degli sbagliati, dei buoni e dei cattivi. Ed è vero, è sempre così, ma in alcune risposte noi siamo gli uni e in altre siamo anche gli altri. Quello che sono loro, lo siamo stati noi. Di una sola cosa sono sicuro, loro non sono mostri e noi santi. Loro siamo anche noi, e noi siamo anche loro.
Siamo diversi ma non nell’essere, siamo diversi in questo momento storico nel pensiero e nei valori. Molti di noi hanno capito che uccidere è sbagliato, che la violenza per il potere è sbagliata. Noi abbiamo maggiore consapevolezza del bene, forse. Forse qualcuno di noi la pensa come loro.
Ma ricordiamoci che i nostri nonni hanno compiuto gesti di orrore simili e peggiori a quelli compiuti oggi. NON DOBBIAMO DIMENTICARLO, altrimenti non riusciremo mai a far terminare questo orrore. Dobbiamo ricordarcelo perché solo mettendoci tutti allo stesso livello, possiamo trovare una soluzione. Se ci crediamo migliori, se crediamo che loro siano mostri da bruciare, alimenteremo solo il fuoco dell’odio, e faremo il loro gioco. Odio alimenta odio e i ragionevoli di oggi diventeranno anche loro mostri domani, che saremo noi o loro.

NON dobbiamo perdonare, capire o giustificare gli orrori di oggi. Dobbiamo subito bloccare queste morti ma non so dirvi come, non credo però che lo si possa fare continuando a far finta di niente “qui da noi” e andando a bruciare tutto “la da loro”.
Non mi sento di dirvi: “domani continuiamo a fare quello che abbiamo fatto oggi”. Continuiamo, facendo finto di niente. Loro ci vogliono impauriti, terrorizzati ma noi invece siamo più forti, domani tutti a ripetere la nostra quotidianità. No, non credo sia giusto far finta di niente,
Non credo neanche sia giusto, per qualche giorno diventare qualche cosa di diverso. Facilmente domani “saremo tutti Bruxelles”, bel gesto ma poi passa. E cosa vuol dire che “siamo Bruxelles”? Vuol dire che siamo solidali per i morti? Che non ci hanno ucciso tutti?… Non dobbiamo fare una cosa che poi passa.

Sto banalizzando troppo? Quasi sicuramente si ma lo scopo di questo blog non è quello di risolvere i problemi del mondo. Questo blog nasce con l’idea che sia un posto dove i miei figli, possano trovare qualche suggerimento, consiglio, riflessione, per affrontare la vita e i suoi problemi e magari cercare anche di migliorarla.

Credo di aver realizzato che la questione di base, il problema, sia la divisione fra noi e loro, fra noi e il resto del mondo. Le domande che mi continuano a tornare in mente, in qualsiasi ragionamento che faccio sono: “ma perché noi e loro?”, “Ma perché siamo o gli uni o gli altri”, “Perché si parte sempre da una divisione tra le persone?”, “Perché si è sempre contro qualcun altro e poche volte a favore di tutti?”.
Basiamo la nostra vita su io, noi, loro e gli altri. E associamo quasi sempre questa divisione fra i bravi e i cattivi, fra gli innocenti e i colpevoli. Noi siamo sempre e ovviamente nella prima categoria.

Milioni di anni di spirito di sopravvivenza, milioni di anni della legge del più forte e di sete di potere, ci hanno portato a dividerci a non fidarci degli altri. Ci hanno portato a combattere gli altri, a voler le cose degli altri, a voler distruggere gli altri. Cosa c’è alla base delle guerre, del terrorismo e dell’odio? Comunità che si sentono diverse, persone che si sentono diverse. Tantissime giustificazioni e motivi ma la base è sempre sentirsi diversi. Che poi la diversità siano il potere, i soldi, la religione, i gusti sessuali, le idee politiche, e vari colori della pelle, conta poco, la cosa è che siamo diversi. La base è la diversità. E’ il nostro quotidiano, noi e gli altri, io e gli altri.

E se questo fosse il problema, anche dei morti di oggi? Se il problema fosse il sentire, vedere gli altri diversi da noi?

Quello successo oggi è dolore fortissimo, è tristezza, è sconforto. E’ Rabbia!

Ma non possiamo permetterci di non guardare oltre, e di agire già oggi per un futuro migliore.

Dobbiamo agire per creare una comunità globale, dove il valore sarà proprio la diversità degli elementi che la compongono.

Se iniziassimo a sentire il senso della comunità, di una comunità globale. Se iniziassimo a vedere negli altri un po’ di noi, se prendessimo atto della necessità di sentirci tutti dalla stessa parte, dalla parte che si chiama Mondo. Se iniziassimo a condividere i valori dell’Ambiente, della Solidarietà e della Comunità. Se iniziassimo a capire che siamo tutti dalla stessa parte? E dimenticassimo invece i valori che oggi guidano le nostre azioni, come potere, soldi, egoismo?

Chi di voi sa che dal 2006 al 2010, in 5 anni, il 60% delle terre coltivabili in Siria si sono desirtificate costringendo il primo esodo di 1.500.000 di siriani che dai campi si sono spostati verso le città (per più info), creando i primi sconvolgimenti sociali del paese e che hanno poi portato all’attuale crisi mondiale, elemento importante anche degli orrori di oggi?

Questa guerra la vinceremo solo se da domani inizieremo a vedere negli altri, in TUTTI gli altri, la nostra comunità. Se vedremo negli altri, persone che ci possono aiutare e che noi possiamo aiutare. Se accetteremo gli altri per come sono e cercheremo di farci accettare per quello che siamo. Se il nostro vicino di casa sarà la persona più importante nel caso di necessità sia mia sia sua. Quando avremo raggiunto questo senso di comunità a livello globale, non potrà esserci più una guerra, perché non ci saranno più gli altri.

Stiamo già cercando di comporre questa comunità globale per risolvere gli importantissimi problemi del nostro mondo, come quelli ambientali, quello della fame del mondo, quello dei migranti ma non ci sarà mai una comunità globale solida se non sarà composta della somma delle nostre micro-comunità.

Le istruzioini:
– La guerra si vince creando una comunità globale;
– Le comunità sono l’insieme di persone che nonostante le loro diversità, condividono gli stessi valori, come ad esempio ambiente, libertà, rispetto, onesta, ricchezza della diversità e solidarietà.
– Il valore di una comunità è la differenza degli elementi che la compongono;
– Non siamo tutti uguali e sicuramente siamo tutti diversi, anche quelli uguali;

Ho taggato questo posto anche come “Riflessioine in evoluzione”, quindi, vista l’importanza dell’argomento e le mie limitazioni, vi chiederei un confronto con i commenti, se volete farlo in pubblico e in condivisione, o via email con me, per poter arricchire, modificare o sconvolgere quanto scritto sopra…. grazie da subito per l’aiuto e il confronto..

Cari Kiki e Xander siete la cosa più bella della mia vita. Vi voglio bene.

6 commenti su “Un giorno triste per il mondo ma …

  1. Non sono brava con i social. Credevo di aver già commentato ma, evidentemente, qualcosa è andato storto. Ci riprovo perchè intendo condividere il tuo pensiero e non solo: continua a scrivere, Alessandro! Kiki e Xander , troveranno in questo blog una preziosa guida per quelli che saranno i LORO pensieri. Quando qualcosa mi affligge, spesso rileggo le lettere che spediva mio padre dai suoi viaggi di lungo corso. Era lontano ma, nella sua assenza fisica, è stato ed è tutt'ora sempre presente! Anche lui, come te, era una persona profonda e i suoi insegnamenti non erano circoscritti alla nostra sfera famigliare, nella consapevolezza che siamo TUTTI una grande famiglia. Come in ogni famiglia, può accadere, talvolta, che si verifichino delle incomprensioni, purtroppo anche con esiti violenti ma la volontà di mettere a posto le cose non deve mai venire meno! Questo se si vuole continuare a vivere in comunità. L'alternativa non è più felice: L'alternativa è vivere soli.

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  5. Purtroppo la risposta è complessa come l'essere umano.
    In queste situazioni, come giustamente metti in evidenza, non esiste il buono o il cattivo. I Buoni di oggi, erano i cattivi di ieri ma la domanda vera è domani? Cosa saremo domani?
    Un po' come quando si fa un compito in classe (almeno così mi insegnava mio padre) quando si fanno degli errori bisogna capire cosa si è sbagliato e cercare di non ripeterlo. Ci siamo mai chiesti PERCHE' siamo arrivati a questo punto. Cosa ha portato a questa condizione di odio così efferato? Chi si è fatto questa domanda, e chi ha provato a darsi una risposta?

    Dimostrare odio è sicuramente sbagliato, poiché come hai giustamente evidenziato odio chiama odio. Ma non è proprio vero che amore chiama amore… forse solo dopo moltissimo tempo, mentre l'odio è istantaneo.
    Un esempio? Se uno ti tira un pugno la prima reazione qual è? restituirlo… e magari più forte.

    Se uno ti da un abbraccio? Lo guardiamo strano e ci chiediamo… “che vuole questo?”
    Poi non nascondiamocelo… ci sono interessi che vanno oltre a quelli che sono gli interessi dei singoli e noi non siamo altro che pedine da controllare e gestire.
    L'odio divide e se dividi i gruppi prima di tutto li tieni nell'ignoranza (condizione ideale per la manovrazione), nella paura, e la predivibilità delle loro risposte.
    La paura è una situazione ideale poiché ci possono essere solo 2 risposte alla paura:
    1] Scappo
    2] Resto immobile
    Se ci metto l'odio allora c'è una sola risposta: l'attacco.

    La risposta allora? beh non so se esiste, ma l'amore da sola non basta, perché chi lo può dimostrare sono in pochi e come? dove? quanto? e la reazione quale sarebbe?? -> diffidenza.
    Cerchiamo sempre di farci una domanda: “PERCHE'?”
    Se troviamo una risposta nel giro di pochi minuto è SBAGLIATA. Le situazioni complesse non possono avere risposte semplici.
    Del tipo: “Perché succede questo?” Rispota: “Perché loro sono cattivi e noi siamo buoni e porgiamo sempre l'altra guancia”. Bip. Risposta sbagliata. Troppo facile… è la risposta che ci viene suggerita… perdiamoci dei giorni, dei mesi… e se quello che troviamo è fugace, impercettibile, lontano, sfumato forse ci stiamo avvicinando. Partiamo dalla storia passata per arrivare ai giorni nostri e chiediamoci “E ci fossimo stati noi in quei panni ?”

    Beh, ho solo posto altre domande, invece di dare risposte…. ma è quello che deve fare un buon investigatore: prima di trovare la soluzione ad un enigma… si fa tante domande.

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  6. Ciao Daniele, grazie per il tuo commento. Non sono d'accordo, se vogliamo che gli altri siano diversi, dobbiamo essere noi i primi ad essere diversi. Non è una questione di odio o amore, è una questione di cosa voglia. Vogliamo un mondo miglio, agiamo per un mondo migliore. Noi possiamo decidere cosa essere e come agire, non possiamo farlo per gli altri. Quindi iniziamo da li. Non vuol dire non agire, non vuol dire porgere l'altra guancia, ma vuol dire agire, anche con violenza per fermare la violenza, ma con lo scopo di fermare questa violenza e non alimentarla. Hai ragione, se mi tirano un pugno, la mia reazione è di rispondere con ancora più forza, ma è proprio in quel momento che si fa la differenza fra le persone e i comportamenti. Se rispondo con un pugno non posso che aspettarmi un altro pugno, e sarà così fino alla morte di uno dei due. Credo sia più importante capire chi smetterà, piuttosto che cercare chi ha iniziato.

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