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Una sedia a rotelle e scuse inutili – 2^ parte

Leggendo alcuni commenti qui e nella pagina FB, credo di non essere stato chiaro nello scrive il precedente post “Una sedia a rotelle e scuse inutili”, l’obiettivo era condividere la mia idea che:

– Quando si sbaglia è molto difficile ammetterlo, soprattutto perché il nostro cervello è lì, subito pronto, a darci una serie di giustificazioni per de-responsabilizzarci dell’errore;

– Se non si ammette che si è commesso un errore, è impossibile imparare da esso. Quindi non bisogna dare credito a quello che ci dice il nostro cervello, altrimenti non ci assumiamo realmente la responsabilità di cambiare, di migliorare per non commettere più quell’errore;

– Valutiamoci sui fatti e non sulle intenzioni, altrimenti ci vediamo sempre migliori degli altri, perché degli altri vediamo i fatti e non le intenzioni, e sui fatti li valutiamo. Sentendoci già migliori degli altri, difficilmente ci viene voglia di migliorare ancora.

In oltre aggiungo qui:
Cosa è lo sbaglio? Una sequenza di azioni o non azioni, che non hanno portato al risultato desiderato. Se non ammettiamo di aver sbagliato, cioè se non ammettiamo che la sequenza di azioni non era corretta, ma giustifichiamo il non raggiungimento dell’obiettivo con fattori esterni, molte volte indipendenti da noi, non potremo imparare che quella sequenza è sbagliata e quindi da non ripetere in futuro.

Se lo sbaglio è stato fatto intenzionalmente, non è uno sbaglio, proprio perchè si è compiuto una serie di azioni che hanno portato volontariamente al non raggiungimento dell’obiettivo dichiarato ma a quello desiderato, il non raggiungimento di quello dichiarato.

Un commento su “Una sedia a rotelle e scuse inutili – 2^ parte

  1. Alessandro,
    hai deciso di precisare meglio le tue riflessioni focalizzandoti sulla questione “errore/sbaglio” e gestione dello stesso.
    Spieghi e suggerisci con chiarezza come dovremmo comportarci qualora sbagliassimo in modo da rendere l’accaduto un’esperienza e quindi occasione di apprendimento.
    Sicuramente nel caso specifico della signora in sedia a rotelle anch’io mi sarei sentito in forte difficoltà, soprattutto umana. Oltretutto, sembra apparentemente impossibile, dopo un’impegnativa ma ben coordinata attività di organizzazione come hai descritto tu, che sia sfuggita una questione così importante trattandosi di un evento pubblico.
    Però sai bene che non è possibile eliminare gli errori. Spesso ci sembra di avere abbastanza esperienza in molteplici campi, ma quando accadono cose di questo tipo la realtà ci dimostra quanto ancora possiamo imparare e che è importante utilizzare i nostri bagagli di conoscenze per ridurre al minimo il rischio di errore, comunque mantenendo la consapevolezza che sia impossibile portarlo a livello 0.
    Questa osservazione non è a fini giustificativi generali e nemmeno particolari, è una constatazione.
    Detto ciò, ritorno ai tuoi commenti riportando un paio di passaggi che condivido particolarmente:
    “Quando si sbaglia è molto difficile ammetterlo, soprattutto perché il nostro cervello è lì, subito pronto, a darci una serie di giustificazioni per de-responsabilizzarci dell'errore”.
    e
    “Valutiamoci sui fatti e non sulle intenzioni, altrimenti ci vediamo sempre migliori degli altri, perché degli altri vediamo i fatti e non le intenzioni, e sui fatti li valutiamo. Sentendoci già migliori degli altri, difficilmente ci viene voglia di migliorare ancora”.
    Un saluto.
    Roberto

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