Economia Umana

Chi guida l’azienda fa la differenza?

In questi giorni sto riflettendo sui vari tipi di strutture, di organizzazioni che governano le aziende ma anche le comunità e i popoli.

Per la mia esperienza diretta mi è più facile partire dalle aziende che hanno sempre un sistema di governo dichiarato. Qualcosa, ma soprattutto qualcuno, che decide, indica o ispira gli altri a fare o non fare qualcosa.

Credo di aver anche capito che sono sempre le emozioni a spingere le persone a fare o a non fare. Che sia la speranza per qualcosa di meglio o la paura per qualcosa di peggio. Sono sempre e comunque le emozioni che spingono le persone ad agire o a non agire. Molti pensano che siano invece i soldi a far agire le persone, quando invece al massimo è la speranza di averne di più o la paura di averne di meno ad essere il motiva, la cause dell’agire di alcune persone.

Credo che vivere voglia dire “decidere”, è la cosa più difficile per la paura di sbagliare, “fare” è lo sforzo, la fatica e “emozionarsi” è il risultato o per me, in modo cosciente, l’obiettivo. Vivere è decidere di fare cose che mi rendono felici.

Importante è l’ambiente, la situazione generale e particolare in cui vive e agisce il gruppo. In una società, in un’azienda, in sofferenza e privazione, come poteva essere l’Italia dopo la seconda guerra mondiale, la speranza di una situazione migliore è stata la spinta ad agire, per fare, per costruire.

In un mondo di benessere diffuso, come l’attuale, è la paura che le cose possano peggiorare ad essere il sistema per guidare. L’esempio è il populismo che sta governando il sistema politico. Un populismo basato sulla paura che qualcosa, l’euro e l’Europa, o qualcuno, i neri, ci possano portare via quello che abbiamo. Il problema è che quando i membri del sistema hanno paura, il sistema è bloccato e non può crescere di valore.

Nei sistemi, soprattutto nelle aziende, ci sono quasi sempre due figure, chi decide e gli altri. La struttura è sempre data dalla convivenza accettata ma non sempre consapevole dei due gruppi. C’è sempre un equilibrio fra le due categorie, quando questo equilibrio salta ci sono le rivoluzioni.

Ho individuato sistemi guidati da:

Il leader. L’uguale che si prende la responsabilità di essere guida per gli altri. Spiega gli obiettivi e aiuta i singoli a raggiungerli sfruttando le loro capacità. È un modello ispiratore e da imitare. Basa la sua guida con il dialogo e l’ascolto. Usa la speranza. Sono chiari il potere e le responsabilità, cerca le cause e non le colpe. Il successo è di tutti, l’insuccesso è suo. Decide velocemente per tutti, dopo essersi confrontato con gli altri e aver condiviso la sua idea.

Il cane pastore. L’uomo che urla. Si sente superiore ma fa finta di essere uguale agli altri. Guida con il comando e dicendo cosa fare, non spiega gli obiettivi. Usa la paura e il senso di colpa. Usa il potere ma non la responsabilità. I successi sono suoi, gli insuccessi degli altri. Decide lui per tutti senza spiegare e condividere.

Il padre di famiglia. Il capo che si sente responsabile del benessere degli altri, vuole farli stare bene ma li considera incapaci di pensare da soli, come un padre con i propri figli quando sono ancora piccoli. Usa il comando e la speranza. Deresponsabilizza e non da il potere di fare. Cerca le cause. I successi sono suoi, così anche gli insuccessi. Decide lui per tutti.

Il caporale. L’uomo che punisce chi non fa quello che lui comanda. Si sente superiore agli altri, lo dice e lo fa pesare. Usa il comanda, la paura della punizione e l’umiliazione. Usa il potere e cerca solo le colpe che non sono mai sue. A sua volte è succube di altri caporali. Il successo è suo, l’insuccesso è degli altri. Non è in grado di decidere, aspetta ordini dai superiori.

Il visionario individualista: l’uomo che guida con la speranza di una situazione migliore, della realizzazione di un sogno. Si sente ed è visto come diverso dagli altri, non è un modello da imitare, ma qualcuno che risolve i problemi. Agisce per i propri interessi e usa le persone per raggiungere i propri obiettivi. Usa gli obiettivi, i premi e la speranza. È chiaro il potere e la responsabilità, cerca le cause. I successi sono suoi, così anche gli insuccessi. Decide velocemente per tutti senza condividere.

Cosa ne pensate?

2 commenti su “Chi guida l’azienda fa la differenza?

  1. Lucio Marongiu

    Bellissimo questo articolo. Grazie per queste riflessioni. Condivido pienamente la tua analisi.

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  2. Risposta: si, chi guida fa la differenza..difficile immaginare un contesto di guida neutrale. L’impronta si lascia e probabilmente se lascia indifferenti, non è una guida, non è un’impronta. Non sempre è facile essere leader, senza aggiungerci un po’ di “visionario individuale”

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