18mq Il Mio Manuale di Vita

Scusa Kiki, ieri ho sbagliato

Kiki è in camera che sta male, ha il mal di pancia e ha vomitato. Io sono qui sul divano con Xander a guardare un film. Io sono qui è non so cosa fare. Mi sento un cattivo genitore. Dovrei stare con Kiki, prendermi cura di lei, capire come farla stare meglio.

Il mio cervello mi da mille giustificazioni. Sei immunodepresso, devi stare attento, potrebbe essere contagiosa. Non ha la febbre e dice che va tutto bene, che ha solo il mal di pancia. Tante giustificazioni per aspettare, per non agire. Anche per paura di sbagliare.

Sono qui sul divano, un istante. Sono immobile, paralizzato, non riesco ad agire. Una lotta interna fra il senso di colpa, le giustificazioni e la consapevolezza. Perdo il problema, non è più Kiki che sta male, sono io che non riesco ad agire. Sono perso, un istante. Sono solo. Riesco a fare altre cose per loro, ma non questa.

Mi sento solo, questo è il problema. Non si può essere perfetti, è impossibile essere perfetti. Tanto meno genitori, amici, figli perfetti. Ma ci si può aiutare, confrontare. Se non sei solo, se non ti senti solo.

Ieri avrei dovuto cercare aiuto, suggerimenti. Telefonare per chiedere, per farmi aiutare, per confrontarmi e capire cosa fare. Non l’ho fatto e sono stato male. Non l’ho fatto e non ho migliorato la situazione. Ho rischiato di peggiorare la situazione e di far stare male ancora di più Kiki, e forse l’ho fatto.

La famiglia, gli amici, il vicino di casa, la comunità sono la soluzione alla nostra imperfezione. Ai nostri limiti. Dobbiamo accettare le nostre imperfezioni come parte della nostra complessità, non dobbiamo ne combatterle ne rassegnarci. Dobbiamo solo farci aiutare dagli altri per compensarle.

Io ne ho bisogno, so che ci siete, so che ieri avrei potuto telefonare a mille persone e che tutte mi avrebbero aiutato. Mi è stato anche chiesto se potevano aiutarmi, se potevano fare qualche cosa per me, ma io ho detto “no, grazie”. Non volevo farmi vedere debole, bisognoso di aiuto. Mi sono giustificato che non volevo “disturbare” altri coi miei problemi.

Se io avessi detto “si, grazie”, se dicessimo tutto “si, grazie. Ho bisogno di aiuto” e iniziassimo a cercare e accettare l’aiuto degli altri, torneremmo ad essere famiglia, amici, comunità. Torneremmo a prenderci cura di noi stessi e degli altri.

Se dicessimo “si, grazie”, non saremmo più soli. Non ci sentiremmo più soli.

Da ora cercherò di farmi aiutare dagli altri. Lo devo fare per me ma soprattutto per loro, per le persone che amo e di cui ho la responsabilità.

Scusa Kiki, ieri ho sbagliato e da oggi mi farò aiutare.

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