18mq Economia Umana

Siamo tutti esseri paurosi

Questa mattina stavo parlano con una persona che rispetto molto e che considero di gran valore, e spero che la cosa sia reciproca.

Stavamo parlando dell’organizzazioni nelle aziende, di quali fossero gli elementi che portano le aziende ad organizzarsi in un modo o in un altro. Ci stavamo concentrando sui due modelli estremi, quello della “programmazione e controllo” e quello della “auto-organizzazione”.

Nota: Parlando ci siamo resi conto che non eravamo d’accordo su alcuni aspetti di base. Il nostro dialogo era “non sono d’accordo con te, io credo sia …” (non il classo e ipocrita “sono d’accordo ma…” o “hai ragione però”). Fortunatamente questo modo di dialogare ci ha permesso di creare valore dal disaccordo, facendoci crescere entrambi e ampliando i nostri punti di vista. Questo perché il dialogo era basato sul reciproco rispetto, sull’apertura e sull’ascolto. L’obiettivo era capire, non aver ragione. Questa premessa per sottolineare l‘importanza del dialogo aperto e di ascolto per poter crescere in consapevolezza e quindi avere una miglior visione per poter affrontare e superare insieme le sfide che ci aspettano. Un dialogo senza ma e però.

Siamo arrivati al cercare di capire perché il sistema maggiormente diffuso oggi è quello basato sulla programmazione e controllo, dove i vertici vogliono il totale controllo dell’organizzazione, imponendo procedure, processi, modelli ma lasciano ad altri le previsioni sul futuro, la cosa più difficile. Chi lo fa il budget? I vertici indicano gli obiettivi, i sottoposti compongono il budget.

Personalmente credo che questa impostazione inibisca le persone nell’esprimere le proprie capacità e talento, dovendo seguire scrupolosamente le procedure, lasciandogli però la responsabilità di prevedere il futuro, cosa da sempre impossibile e soprattutto in questo momento storico dove tutto cambia in modo velocissimo e gli scenario sono perennemente in movimento. Impedire alle persone di esprimere la propria creatività e talento è contro la mia idea di Economia Umana.

Ci siamo chiesti cosa spinge i vertici a volere il controllo. La mia idea è che anche i “vertici” alla fine sono persone e quindi agiscono da persone, seguendo il loro lato e istinto umano.

La grande preoccupazione di ognuno di noi, di ogni persona, di ogni uomo è sul futuro. Il nostro istinto base è preoccuparci e agire per la sopravvivenza, per il futuro. Preoccuparci del futuro vuol dire immaginare quali possano essere i possibili problemi e rischi che minacciano la nostra sopravvivenza da una parte e le opportunità e soluzioni che invece possono migliorare il nostro futuro, dall’altra. Quando si ha paura non ci si fida, non si è disposti a condividere con qualcuno altro il nostro destino. Quando si ha paura, si vuole avere il totale controllo sul futuro e non si è disposti a delegare ad altri parte di questo. Chi vuole il tenere il controllo ha paura per la propria sopravvivenza.

Credo che questo modello non sia più valido perché in qualsiasi ambito, le sfide che ognuno di noi dovrà affrontare per la propria sopravvivenza o per la sopravvivenza della propria azienda, sono tali, che da soli non possiamo più superarle. Solo attraverso l’unione di diverse competenze, solo attraverso la creazione di una squadra, saremo in grado di sopravvivere. Per formare una vera squadra bisogna dare fiducia, bisogna delegare parte del nostro futuro ad altri e prenderci la responsabilità del futuro di altri.

Credo che per affrontare il nostro futuro dobbiamo costruire delle squadra, dobbiamo organizzare le aziendale, con il coraggio di dare fiducia, condividere l’obiettivo e definire i valori con cui agire per raggiungerlo. Delegando poi il raggiungimento degli obiettivi operativi e la responsabilità e il potere per operare per raggiungerli.

Credo che le aziende debbano essere organizzate con un sistema di autogestione, un sistema molto simile al modello organizzativo Teal, raccontato da Lalux nel suo libro “Reinventare le organizzazioni”. Lo dico soprattutto con la consapevolezza che è il sistema che si era auto generato all’interno dell’azienda che ho guidato per 13 anni.

Scrivo di paura e coraggio perché è quello che ho vissuto sulla mia pelle. Quando sono stato nominato AD, la mia paura di sbagliare, di fare qualcosa che potesse compromettere il futuro dell’azienda, delle famiglie delle persone che lavoravano in azienda, era quasi panico. Fortunatamente sono riuscito a trasformare quella paura nel coraggio di delegare alle persone che avevano le competenze giuste in azienda per decidere cosa fare. Ho avuto il coraggio di dare il potere, ma anche la responsabilità, per poter lavorare per raggiungere al meglio i loro obiettivi operativi, che fossero di produzione, commerciali o amministrativi. Obiettivi allineati a quello più grande della sopravvivenza dell’azienda.

Ha funzionato.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

Un commento su “Siamo tutti esseri paurosi

  1. Fabio Castellaro

    Condivido pienamente tanto è vero che come sai ho cambiato squadra, e ora la partita la giochiamo insieme.
    Questo non solo favorisce una vita migliore ma anche una resa decisamente superiore. Ciao Ale un abbraccio e a presto

    Piace a 1 persona

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