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Uno spunto, una provocazione e il modo con cui voglio pensare e scegliere per salvare il Mondo

Sono giorni da riempire, le prime onde, quelle alte e tempestose sono andate. Adesso il mare è più calmo, riesco a stare sulla tavola senza troppi problemi. Adesso ho un pò di tempo per riflettere e pensare a cose fuori da qui, fuori da me. Quindi… quindi… vi lancio una provocazione, uno stimolo. Qualcosa su cui confrontarsi. Sempre però con apertura, ascolto e umiltà. Senza “ma”, senza “però”. Se non la vedete come me, se non la pensate come me non c’è bisogno di darmi ragione “ma…”

Eccolo lo spunto, che arriva dopo l’ascolto dell’audiolibro “Possiamo salvare il mondo prima di cena” di Safran Foer.

Quando pensiamo al riscaldamento globale, vero che ci viene in mente un’immagine tipo quella qui sotto? Vero?

air air pollution climate change dawn
Photo by Pixabay on Pexels.com

Vero, che quando pensiamo al riscaldamento globale ci immaginate il mondo come se fosse un’enorme raffineria, pieno di ciminiere che fanno fumo? Strade piene di macchine in coda con l’asfalto e gli scarichi fumanti?

E se invece il problema del riscaldamento globale fosse soprattutto per cose come l’immagine qui sotto?

E se invece quando pensiamo al riscaldamento globale dovremmo immaginarci il mondo come un’immensa fattoria di allevamento intensivo?

Secondo i dati raccolti da Foer, l’emissione da attività umane dei gas serra, uno dei principali motivi del riscaldamento globale, sono causate per circa il 35/40% (le stime variano dal 15% a oltre il 50%)* all’allevamento intensivo. Anche perché questa attività oltre alla parte relativa all’emissione dei gas, è causa della deforestazione per la creazione dei campi per la coltivazione dei foraggi e per i pascoli, diminuendo così la capacità stessa del pianeta di assorbimento della CO2.

Il disboscamento in Amazonia non è fatto per fare spazio a industrie, strade o città, e neanche per la legna, altrimenti sarebbero piantati nuovi alberi. È fatto per dare spazio a coltivazioni di foraggio e per i pascoli. L’allevamento intensivo è una delle principali economie del Brasile.

E se vi dicessi che sarebbe molto, ma molto più efficace ed immediato per affrontare il riscaldamento globale se iniziassimo a mangiare carne e derivati una sola volta alla settimana piuttosto che smettere di usare le macchine?

Sono discorsi che hanno bisogno di approfondimenti, di ricerca e di tempo, ma sfortunatamente di quest’ultimo non ne abbiamo più.

Foer un dubbio me lo ha messo, ma forse perché mi è più facile pensare di mangiare meno carne, formaggio e uova che di non andare più in macchina e in moto. Sicuro ho capito che ne sappiamo ancora troppo poco, che un argomento che ci interessa ma a cui non pensiamo. Ma soprattutto ho capito e sono sicuro che dopo le tragedie dei giorni scorsi di tempo non ne abbiamo più.

Sicuro ho capito che l’unica cosa concreta che posso fare da subito, da adesso è minimizzare il più possibile il mio impatto. È pochissimo per il problema ma è tantissimo per quello che posso fare io.

Sicuro ho capito che devo cambiare il mio modo di pensare, che devo migliorare il mio modo di pensare. Devo iniziare a ragionare valutando sempre l’impatto ambientale di quello che faccio e poi decidere anche in merito a quello. Sono abituato a pensare se la cosa che devo fare o comprare mi piace, quanto costa, quanto durerà e cose del genere. Devo iniziare ad aggiungere a tutto questo anche il pensiero di che impatto avrà fare, comprare quella cosa. Deve diventare automatico e deve essere uno dei parametri di scelta più importati.

Arrivo ad un concessionario d’auto, entro, ed ecco lì la più bella e potete macchina che abbia mai visto. Bella, lucente. Già mi vedo seduto al volante a sfrecciare in pista ai 300 k/h, che figo, che figata. La voglio!!!
Quanto costa? 150 mila euro ma facciamo un finanziamento… cavolo potrei ma poi non potrò permettermi nient’altro. Il mio futuro sarebbe compromesso, non avrei più soldi per vivere.

Riavvolgiamo e ripartiamo…
Arrivo da un concessionario d’auto, entro. Ed ecco li la più bella e potente macchina che abbia mai visto. Bella, lucente. Già mi vedo seduto al volante a sfrecciare in pista ai 300 k/h, che figo, che figata. La voglio!!!
Quanto inquina? Tanto, è un 5000 mila di cilindrata ma è tutta potenza sulle ruote… cavolo potrei ma poi non potrò permettermi nient’altro. Il mio futuro sarebbe compromesso.

Prima di proseguire, notate come sono caduto nello schema mentale iniziale. Per parlare di impatto ambientale ho usato l’esempio dell’auto e non invece di qualsiasi altra cosa come farsi il bagno e non la doccia, mangiare più verdure e meno carne. Incredibile questo inganno.

Quello che voglio, devo costringermi a fare è pensare anche all’impatto ambientale di quello che faccio, che non vuol dire altro che pensare anche alla qualità della vita, non solo economica e di salute ma anche rispetto all’ambiente in cui vivrò io e i miei cari. Pensiamo già alle conseguenza future delle nostre azioni, sempre e comunque e qualsiasi esse siano, ma ci limitiamo quasi sempre alle sole conseguenze economiche e di salute personale. Dobbiamo aggiungere questo nuovo aspetto, ci è difficile. Lo so, non siamo abituati, non ci abbiamo mai pensato prima. Bene adesso dobbiamo.

Io devo pensarci quando esco di casa, prendo la macchina, la moto, quando faccio la spesa al supermercato, quando faccio da mangiare, lavo la casa e la macchina. Quando mi lavo i denti, quando faccio pipi. Quando faccio qualsiasi cosa.

Quando prendo la macchina devo chiedermi “posso andarci a piedi o in bicicletta, col treno?”, non solo per quanto ci metto, per la fatica, per quanto costa anche per le conseguenze ambientali. Anche per quello. Se devo andare a Milano da Cuneo per lavoro, impossibile andarci a piedi o in bicicletta, coi treni ci metterei troppo tempo e allora ci vado in macchina ma a quel punto mi devo chiedermi “ci vado ai ai 140/160 o ai 110/120?” non solo per quanto ci metto, per quanto costa e per quanto è pericoloso ma anche per le conseguenze ambientali. Ho tempo e scelgo di andare ai 110/120. Più sicuro, rilassante, mi costa meno e emetto meno gas di scarico.

Quando faccio la spesa mi devo chiedere, “quanta roba mi serve, quanta rischio di buttare via o che rimanga chiusa in un cassetto? Quali sono i prodotti che costano meno a parità di qualità? Che sono più buoni? Che usano meno pack e risorse?”.

Quando preparo da mangiare mi devo chiedere “quanto è il cibo che mangeremo senza buttarne?” Mi costerà meno, faremo meno spazzatura e quindi ci saranno meno conseguenze per l’ambiente.

Quando vado in bagno mi devo chiedere “è proprio sporco da dover tirare l’acqua dello sciacquone anche prima? ho cosi freddo che devo far scorrere l’acqua anche quando mi insapono? mi fa cosi tanta fatica chiudere l’acqua mentre mi lavo i denti o faccio la barba?”

Io cercherò di pensare cosi, di scegliere cosi!

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

*Viviamo nell’epoca dei numeri, delle misurazioni ma per le cose più importanti i numeri sono inquinati da chi li calcola e dalle posizioni che vogliono sostenere.

5 commenti su “Uno spunto, una provocazione e il modo con cui voglio pensare e scegliere per salvare il Mondo

  1. Giusto quel che osservi ~ Pochi danno seguito alle parole ed agli intenti ~ Mi piace la chiosa: “Ti amo vita” ~ Personalmente io la vita la apprezzo, la vivo cogliendone sensibilmente e con gratitudine tutti gli aspetti, ma non la amo ~ Paola Stellare

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    • La mia è stata tale che il rischio è che arrivassi ad odiarla sempre, fortunatamente mi sono limitato. L’ho odiata un po’, un bel po’, per un bel po’. Poi meno. Sono arrivato al neutro. Poi ci ho pensato, ciò ho riflettuto e ho iniziato a volerle bene. Iniziando a volerle bene le cose hanno iniziato a cambiare, ma non le cose fuori. Fuori le cose sono più o meno sempre le stesse. Le cose sono cambiate dentro e quindi anche il mio modo di vedere, di vivere quelle fuori. Fino ad arrivare ad innamorarmi della vita. Un amore attivo, da rinnovare tutti i gironi. Ringraziando di essere vivo. Grazie Vita! E rinnovando l’atto di amarla. Ti Amo Vita!

      Piace a 1 persona

  2. Ciao Alessandro, tempo fa ho visto il documentario “Cowspiracy-il segreto della sostenibilità ambientale” che tratta questo tema. Mi ha fatto riflettere molto, su come il benessere degli ultimi decenni ha portato le persone a consumare molta più carne ed a come sarà difficile riuscire a tornare indietro. Tra poco saremo 8 miliardi di abitanti sulla terra…. e di questo passo saremo costretti volenti o nolenti a cambiare le nostre abitudini se vorremo avere un futuro. Speriamo non sia troppo drastico il cambiamento. Sono comunque fiducioso, mi sembra che alcune cose stiano cambiando, che inizi ad esserci più consapevolezza tra le persone per quanto riguarda l’ambiente!!!
    Felice Vita!! Andrea

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    • Ciao Andrea, prima iniziamo e forse sarà meno drastico il cambiamento. L’errore da non commettere e aspettare che inizino prima gli altri. Adesso, subito. Alla fine sono piccole cose. Adesso. Alle fine sono ancora un meno e non un mai più. Grazie per il commento.

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  3. Roberto Ceccarini

    Parole molto belle. Dobbiamo provare a cambiare approccio verso ogni cosa che andiamo a fare. Alla mia età è ancora meno facile visto che sono 62 anni che non mi faccio troppe domande prima di fare una cosa che sia di tutti i giorni , ormai. Ma se non ci proviamo nemmeno, allora non possiamo sopravvivere a lungo.

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