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Dieci anni fa, più o meno ora

Dieci anni fa, più o meno ora. Le macchie sulle braccia da qualche mese che non vogliono andare via. Le analisi con tanti, troppi, asterischi arrivate nel pomeriggio. Massimo e Claudio, che si guardano perplessi. “Alessandro vada a fare un giro in ospedale. Chiamo io ematologia e li avviso. Così ci tranquillizziamo”. Io che passo da casa a prendere Yara. Kiki al piano di sopra nella culla, ha 29 giorni. Xander col ciuccio in bocca seduto sui primi gradini della scale con Helena vicino, ha un anno e mezzo. Mi guarda, non mi avvicino, rimango sulla soglia ad aspettare. “Veloce Yara, che poi alle 5 e mezza la dottoressa va via”.

Nevica, i pochi minuti in macchina. Io che sono sicuro che guarderanno le analisi e mi diranno di tornare dopo la befana. Entriamo in ospedale. I guanti nuovi che mi ha regalato Yara per il compleanno che non trovo più. Che non ho mai più trovato.

L’arrivo nel reparto, fuori è già buio. Un’infermiera che ci accoglie e ci porta della dottoressa. “Dobbiamo rifare gli esami, o sono sbagliati o c’è qualche cosa”. “Si sdrai in quel letto”. “Ha un’attività sessuale a rischio HIV?”, “No”.

Il reparto mi sembra vuoto. Solo io, Yara, la dottoressa e l’infermiera. La luce è ovattata, non sento altri rumori. “Le metto una coperta che fa freddo”.

Le analisi sono confermate. 20 globuli bianchi. “La dobbiamo ricoverare”. Chiamo Nadia, spiego quel niente che ho capito. “Appena posso ti aggiorno”. Yara va a prendermi pigiama e altro.

Mi portano nella camera sterile, per me solo una stanza molto grade. Quasi mi stupisce. C’è una poltrona, una ciclette, la televisione e un telefono privato. Io sto bene, mi sembra un gioco.

Un infermiere mi spiega in modo dettagliato come mi devo lavare i denti, come devo fare i risciacqui. Come si usano i campanelli vicino al letto. Penso che siano cose inutili da dirmi, perché domani io torno a casa.

La sera passa veloce. È già domani. La vigilia di Natale 2009. Sveglia presto, prelievi del sangue e subito un aspirato. La puntura nella schiena.

Non ricordo i volti, i nomi. Nel frattempo Nadia è arrivata. Arriva il primario. Yara non c’è, è a casa a organizzare e a prendermi altre cose.

“Signor Invernizzi, ha una leucemia acuta. Non sappiamo ancora dirle con precisione che tipo, ma è sicuramente molto aggressiva. Dobbiamo attivare subito i protocolli per i trattamenti”. “Che possibilità ho?”, “lei è giovano, in buono stato fisico generale. 50% di non farcela, 25% di farcela ma dovendo prendere sempre delle medicine. 25% di guarire completamente”. Ho sentito solo la terza risposta.

Esce il primario, qualche minuto e arriva Yara. Mi guarda, ha parlato col primario. Scoppiamo a piangere e ci abbracciamo. Rimaniamo abbracciati. Dieci anni fa, più o meno ora.

Dieci anni sono tanti. Questi dieci anni sono tantissimi. Tutto era diverso, il mondo era diverso. Soprattutto io ero diverso. È passato un decennio, un ciclo. Gli anni dieci del XXI secolo.

Sono ancora qui, la camera è un’altra, di mesi in ospedale ne ho fatti tanti. Molti occhi sono gli stessi. L’infermiera, Carla, ha cambiato reparto, la Dottoressa è ancora qui. Tutti siamo cresciuti, siamo cresciuti insieme.

Quante cose la Vita mi ha insegnato, alcune le ho anche imparate. Quante persone speciali ho incontrato, tantissime sono rimaste nelle mia Vita, alcune sono rimaste nel mio cuore.

Adesso, più o meno ora, sta finendo un ciclo. Adesso, più o meno ora, sta per iniziare un nuovo ciclo.

Dieci anni, tutto è cambiato.

Grazie Vita! Ti Amo Vita!

4 commenti su “Dieci anni fa, più o meno ora

  1. Fabio Castellaro

    Grande Ale, vorrei venirti a trovare, sono a Lurisia per passare le feste. Spero proprio di poter stare un po’insieme. A presto Fabio

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  2. Lo ricordo bene quel pomeriggio in ambulatorio.
    10 anni e hai motivo di essere orgoglioso. L’equivalente di aver scalato montagne e attraversato deserti.
    Un nuovo ciclo, nuovi orizzonti, tante cose ancora da imparare….

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  3. Dieci anni è il passato. Proiettati avanti di dieci anni e poi altri dieci ancora e così via, all’infinito! Lasciati alle spalle il passato perché ora sei un nuovo Alessandro, temprato alle burrasche e abile a surfare l’oceano chiamato VITA! Non guardare indietro perché il futuro è lì davanti e ha bisogno di te, di un gladiatore! Avevi scelto la terza opzione del medico quindi… avanti tutta per Te, per i tuoi Figli, la tua Famiglia e per tutti coloro che credono in Te, ma prima di tutto per TE!!! Poi lo sai che Tu ed io dobbiamo iniziare un “viaggio” quindi … preparati Amico mio che ci vediamo “là”!!!

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  4. Paolo Michelis

    Belli questi cicli, questi rilanci nel futuro scommettendo in positività, serenità e sorrisi… Rilanci scanzonati e anche un po’ folli, ma impregnati di energia e vita… Tanta vita. Buon Natale Alessandro, un abbraccio forte!

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